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LAUTE

DEL CAVALLO

D I

NICOLA, E LUIGI

SANT. A PAULINA.

DIVISA IN T RE L 1% RI.

Ne primi due , che fon di NICOLA , fi tratta V arte di ridurre à tutta perfettione il Cavallo. Nel terzo , che è di LUIGI, al prefente Cavai.20 della nobil.ma Accademia DELIA di Padova, vi fi aggiunge il modo di ufarlo in Guerra, & in Fella.

DEDICATI

ALL’ALTEZZA SERENISSIMA

D I

COSIMO TERZO

GRANDUCA DITOSCANA

IN P A D O V A,

Nella Stan .pai: dei Seminario,

M DC X C V I

CON L ICENZaì DE’ 6 0? E K 10 R 1 3 E T R IV i LEG IO.

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https://archive.org/details/lartedelcavalloOOsant

1

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On è mio il merito cl aver con- cepito ìnfieme con quejì ope- rai' alto difegno di con], aerar- la al nome Auguflo di V. A . Ser™ Mio Padre doppoaver raccolte da una lunga ejpe- rienza , e da una matura meditazione le co- gnizioni , che parvero a lui necefjarìe per ag-

3 lmn-

giungere ì ultima perfezione aduna delle arti più nobili , e più giovevoli alla Politica ; in- cominciò a dar loro quell' ordine , e quella e fi en- fi one , onde divenì fero poi publici ammaefra- menti. Nell' applicarvi la mano volfe lo /guar- do al gran genio V. Al. . Il venerò , e, fentendofi in ciò divenuto maggior fi e fi- fo per ben impiegar fi nell'onorata fatica , de- fililo co' voti quefl' opera al nome di V. A. Egli doveva e fperarne l afiifìenza , ed offe- rirne il fagrifizio. La Corte V, A oltre l’ e fiere fata il Teatro maggiore de fimi e fier- cizii , fiù anche la f cuoia , dove ì fiudorì da lui fparfi nell' infegnare , fatti fecondi dalla 'Reale Beneficenza V. A. produ fiero que- flo frutto . V. A. medeftma cooperò poi al di lui accrefci mento , ed alla fua bellezza : allorché corrifpoje con documenti degni di Prencìpe 'a quelle prime regole , & a quel- le prime imprefifwnì , che fi degnò di rice- vere dalla bocca , e dalla mano di mio Pa- dre in una tal arte . Onore , che fi ara fem-

pre fcolpito in fronte alia memoria di luì , per rendere venerabile la fua riputazione al- la notìzia de podi eri. Vede V. A. quale [of- fe , e quanto giu/lo il fentìmento di mio "Pa- dre . Vede anche nel medeftmo tempo , che nell' offerire , che io , di quefì' opera a V. ho la Jota fortuna di efeguire il di lui dife- gno , e di fodìsfare a quel folo debito, cui egli mi fece erede , per mitigare in me il dolore della fua perdita , e per lafciare an- che a me qualche argomento di Gloria pel mio nome . Egli è vero però , che , affine che non rimanejje tronca al di fuori 1 Idea , cb'< egli haveva formata in Jìefjo intera , e, perfetta , è convenuto poi , a me lo fendere in ifcritto tutto il terzo libro . Ma in ciò io non sò,qual merito ne abbia riportato , fe tion lavere fpiegatì al "Mondo ì lumi da lui communicatìmì con maniera meno getitile di quella, che aver ebbe adoperata egli feffo. T at- ta via poco importa , quando la moneta è di gran prezzo , e fi dona , rozza la ma-

no , cbe l'esborfa \ Supplico a V. A. in cui per meravìglia , e lode del nofìro fecolo , per ammaeslr amento de' tempi auvenire id- dio ha fatta vifibile la bella unione di tutte farti proprie Trencipe colla più alta , e più f ingoiare pietà , di rivolgere fopra di queff offerta uno di qué guardi , che produco- no la felicità de popoli , accìòche mancan- do alle cofe qui deferì t te quella voce tanto conofciuta da V. A. da cui erano una vol- ta animate , adempia tal difetto la fovra- na fua protezione , col carattere della quale quanto queff opera , ed io infieme ci rende- remo riguardevoli ; tanto io con tutte le prove cf un vero , e profondiamo ojjequio farò fempre

Vi V, Serr

Umilifs.m® Devotifs,"10 Oflècjuìefs M** SertW? Luigi SantaPaulina.

AMI-

AMICO. ECORTESE

LETTORE

| Gcoti finalmente , Amico , e Cortefe Lettore , gli Icritti di mio Padre , i quali fino adeflò hanno dormito nel kno del mio otio cagionato dalla po- co attenta Gioventù per lo più Tem- pre volta ad altri piaceri Gli nielli infieme così , come fono, alla meglio, che faputo, e potuto, per compiacere al genio di molti gran Signori, che me ne hanno dato ftimolo, e per retribuire Tempre tutto quello, che devo, à chi mi diede l’effere , e per metter in chiaro, che la mag- gior parte delle cofe ftampate da Gioe Battifta Per- fa fono di mio Padre , e principalmente il modo di ridurre à un numero determinato le nature de Cavalli , come fi vede nel cap. 14. del primo li- bro di quello volume. Lo fervi coftui per Aiutan- te , hebbe da lui molti beneficii , e molti ammae- fìramenti nell’arte; alla fine, l’ufo feguendo degi’- uomini volgari, usò malitia, & ingratitudine , traf-

* z cri-

(rivendo i fuo fcritti , e cercando à tutto fuo po- tere levargli il merito , e la Lode .

Non afpettare di trovarvi dentro ornamenti re- torici , numero di periodo , ò tutta la bellezza del- la più purgata lingua Tofcana 5 mio Padre Icrifie, come Cavallerizzo , e non come Letterato . Oltre di che gF è convenuto ufare ì termini proprii del- ibane, che tratta , fenza i quali averebbe gettata la fatica , farebbe flato intefo Se leggerai con at- tentione, troverai degli infegnamenti , e delle fotti- gliezze , che non averai forfè lette in altri libri , intefe in altre fcuole» Noto è F intendimento nel- F arte del Cavalcare di Girolamo , che in Napoli dice Giommo Santapaulina mio Avo , e di Ni- cola di lui Figlio ? e mio Padre. Mio Avo di- fcepolo del famofo Oratio Pinta fio, e quello di Gio: Bardila Pignatelio , il quale , con tanto vantaggio delFarte , inventò il modo di trinciare il Capezzo- ne. Hanno poi fempre quelli con infinito lludio y e con infinita applicatione confummati i giorni della loro vita in quello degno efercitio 5 e lempre ap- preso gran Principi , e nelle Città più antiche , e più rinomate d? Italia. Leggili ( le pure hai vaghez- za di maneggiar Cavalli , e del perfetto modo di Cavalcare ) ancorché ti polla elìer noto, che F ufo delle Sedie ha ormai poco men che fatta perdere la fiima , nella quale deve elfer tenuta quell’ arte, e ri- verita la perfona , che la poffiede .

Quell’arte farà fempre Nobile , farà mai , ò

de-

degnamente elercitata, ò con fondamento infegnata, che da perfona Nobile 5 Ignoranti fon quelli , che danno nome di Cavallerizzo ad uno J che meri merita quello di Cozzone 5 e fuperbi , òc ingiutti quegl’ altri, che fanno quel conto d’un Cavallerizzo, che fanno d’un mozzo di Italia , ò d’un Cocchie- re , forfè gl’ uni , e gl’ altri ingannati dall’ udire que- llo nome fatto commune anco à plebei, quali melfi.fi à calo , ò per neceffità à quefto meftiere , cercano in- terelfe , e non lode , e, pur che abbiano, onde trar- fi la Fame, poco fi curano del Cavallo , del Cavaliero.

Leggendo t7 accorgerai , che non fi tofto fi diventa Cavallerizzo, prefto fi ammaeftra un Caval- lo , Conofcerai, che è molto da compatire un Ca- vallerizzo , fe non piglia giufto qualche tempo nell’ operare un Cavallo difficile, e che non errore, fe non s’imbellifce à Cavallo.

Nel retto aveva intentione mio Padre di far un Dialogo, onde proponere,e rifolvere alcune difficol- tà 5 e forle aveva egli difegno di farlo in Mantova , quando mi chiamò dal fervido della Maeftà della Regina di Svetia . La Morte impedì à lui così bel- la fadca 5 & à me il riunirmi à lui . Vi ho ag- giunti alcuni capitoli , che poflono far la vece del tcizo libro , e lervire in qualche modo à conofcere il fine, per il quale viene ammaeftrato il Cavallo. Potrai leggerli nelle ore più otiofe . Se vi troverai cofa buona , ella è di mio Padre , da lui P appreii ,

rutto

tutto quello, che pizzica d’ignoranza , è mio . Dona' in grafia dell’offerta, che ti fò, dell! pochi fudori di mio Padre , quel perdono, che ti pare al mio ardi- re , e vivi felice.

PROE-

PROEMIO.

I quanta difficoltà fia Farte del cavalcare^ gran prova la rarità di quelli, che ne ar- rivano alla perfezione. Ma, quanto ella è dif- ficile, altretanto è bella, e nobile.

Eli’ è cofa mirabile il ridurre un animale di - lèmma forza, efpirito, e di niuna ragione ad una ubbidienza così eflatta, che (pedo non fi può impetrare, da chi non lolo è capace, ma fa di più profeffione di ragione. Ben è vero, che per giunge- re à ciò non fido é neceffario l’havere una profonda cognizio- ne della Natura del Cavallo, ma di più il prevedere, à qual errore egli fia (oggetto, e qual errore lia per fare , non fido per correggerlo,quando pecca , ma per prevenirlo, eprefirvarlo dal difetto: e ciò parmi il dovere d’ un infigne Cavallerizzo; im- percioche, quanto è colà buona il caftigare una volta il Cavallo, doppo eh’ ha errato , tanto è necefifario poi il proibirgli il rica- dere, e Finfinuargli il collume, e l’abito delle rette operazio- ni: altrimenti, lafiiandolo in mano al fuo errore, e adoperan- do poi il caftigo, altro non fifa, che renderlo ignorante della sferza, e gettarlo in una eflrema diffrazione : a me è ac- cadutodi veder ributtare Cavalli, che da foli amicide’ cali- ghi. Se ciò è difficile, non può però negarli, che non fia bello, giungendoli con ciò à conofcere il difègno d’un animale lenza ragione, a vietargli un errore, à togliergli una difefà, che preparava, con un picciolo ajuto dato à tempo, e così picciolo,. eh’ è invifibile , a chi non ha una perfetta cognizione.

A Quin-

Quindiè, che vedrete un Cavallo lotto uno diquefti valentuo- mini andar con una facilità, che vi parerà, chevadi fenz’ alcun ajuto, il quale poi cavalcato da un altro farà mille errori, e mille {componimenti ; e quello al certo da altro non proviene, che da una gran cognizione, e gran giultezza di mano. io torno à dire, che perciò bifogna conofoere F errore , che per fare, e dargli F ajuto proprio, efpecifico, e tanto 3 quanto balta . Tanto deve operare un bravo huomo à Cavallo, tanto non balla per poterli chiamare giuridicamente bravo Cavallerizzo, elfendo quella una fuperfìcie, la quale non balla per far perfet- tamente quella bell* arte, eflèndovi di più necefiaria una cogni- zione perfetta del fondamento d9 ella , e quello è nel trotto, quale da molti pochi vien fatto, ed infognato con quelle diltinzioni, e qualità, che li ricercano; cioè à dire, che venga ad elfere ri- foluto, fpicciato, unito, foguito, e compartito; che, febene da tutti viene ollentato ne termini, pochi ne ho io veduti, che lo {appiano fare col riguardo delle nature, & età, e di più col di- llinguere, in qual parte erri il Cavallo, e con queir altre co- gnizioni, che li diranno ne fiioi luoghi, e che fino adeffo non trovate ne’ libri d’auttori, fiano antichi , fiano moderni, i quali ò le la fono pallata con regole univerfoli fomplicemente lenza dillinzioni; òvero con lezioni vedute, &apprefo da loro Maedri in cali particolari , dalle quali poi n han formato le re- gole univerfali; dal che nenafoe il ributtamento di molti Ca- valli; in quella guifo appunto, che fuccede ad un inelperto Medico, che con un medefimo Elettuariouno ne rilàna, e die- ci ne ammazza « Di qui deriva , che , fi come la prima volta , che fi vede un uomo adoperare un Cavallo, fi può ben conofcere, foé bello à Cavallo, le ajuti giudi, e propri!, fohà cognizio- ne di anca, e mifora; così non fi può già dar giudizio, fo in- tende perfettamente F arte, poiché può haver molte qualità ap- parenti, come buona mano , bella Vita , cognizion d9 anca , a juti , e cadighià tempo acquidati dalla prattica, può anche efier nudo della vera cognizione, Se arte. Quedo tale non merita il nome di Cavallerizzo, poiché le qualità fuddette fono necefi {arie, e fi richiedono per efier un bravo, e valorofo Cavaliere, per efier un bravo Cavallerizzo non badano le apparen- ze, mà vi vuole la fodanza, la quale confide in una profon-

da cognizione di tutte le nature de* Cavalli, quanti gradi di forza , e di ardenza poffiedono , per làperfi regolare nel dargli l’unione à quel legno, che può da elio eflèr (offerta; poiché, dandogliene manco , non verrà mai unito , quanto balla , e dan- dogliene troppo , òli metterà in dilperazione, &in difefe fpro- poiitate, fc farà di lenfo , e più, ie vi farà accompagnato qualche poco di mal cuore ; ò le farà di tutta buona volontà , fi ftroppie- rà; e quelli fono quelli, che fanno creder à molti, che nella Cavallerizza fi llroppiano li Cavalli , il che è falfo , mentre l’ u- nione, che fi al Cavallo nella Cavallerizza , non ferve, che per compartire il pelo del corpo (òpra tutte quattro le gambe, avendolo naturalmente il Cavallo la maggior parte su quelle dinanzi, che fono quelle, che per ordinario fi llroppiano; fc dunque le gli levati pefo, & in confeguenza fanno manco fatica, come fi potrà dire, che la Cavallerizza ftro^pia li Ca- valli? Io per me dico, che ficonfèrvano, quando pero fia un Ca- vallerizzo , che abbi tutta la cognizione , e tutto il fondamento ; peraltro, le vorrà più di quello, che un Cavallo gli potrà dare, certo che , come ho detto , ò fi dilperarà , ò fi llroppierà .

Quello fondamento dunque io mi piglio l’ affunto di mo* llrare, già che ancora vedo aperta la llrada, e procurerò di farlo con la maggior chiarezza pollibile ; inoltrando , quale deb- ba effer il trotto perfetto di un Cavallo, e di cialcheduno fe- condo la fua Natura, quante forti di Nature fi pollano dare, in qual errore cialcheduna d’effe foglia incorrere, i legni per i quali potrete conolcerli, e finalmente i rimedii, overo ajuti proprii , e Ipecifici per correggerli . Per metterli però in elocu- zione vi vuole una lunga prattica , poiché é neceffaria la co- gnizione di dar l’ajuto à tempo, e quanto balla, e preveder 1’ errore, che à fare; e per ciò dico, che per arrivar ad ellère un bravo Cavallerizzo , non fi deve efler del tutto privo d’ ogni Icienza, effondo necellaria la cognizione di molte, e fra quelle delle Mattematiche ) che fono neceffariiffime .

Comincio il mio libro dal rimetter il Poliedro in Stalla, la- fciando il modo di tenerle Razze , far le monte , allevar i nalcen- ti , & altro fino al tempo di rimetterlo : e quello , perche da altri auttorine é flato foritto con dillinzione ; io voglio ripetere quello, che altri hanno detto: come ancora nondilcorro dell’

A a im-

imbrigliare, cofa neceffariiflima dafaperfi fare da un Cavalle- rizzo, poiché in tal materia ha occupato il luogo Pirr* Antonio Ferrari , fcrivendone con diftinzione, Se esattezza ; da lui dun- que potrà ogn* uno veder le giuftezze delle guardie, & imboc- cature, gl* effetti di ciafcheduna d’ effe, e fecondo le bocche de* Cavalli applicar quella, che li parerà più propria, auver- tendo fèmpre di dar manco offefa, che fia pofiibile, alle Barre, perche eflendo parte affai delicata è più fenfibile il dolore , e ne viene poi, che, incallita quella parte, li Cavalli vengono sboc- cati; Ìi regoli dunque ognuno col giudizio, e con Toflèrva- zioni dal medefimo auttore con diftinzione dette, che io, fa- lciando à lui di quello la gloria, vengo al miopropofito.

DELL

DELLARTE

DEL CAVALLO

LIBRO PRIMO.

che tempo debbafi rimetter in Stallali Poliedro , e come principiar a

cavalcarlo fino ad affilarlo.

CAPO PRIMO.

Ifferenti fono i coftumi dei Paefi nel rimetter i Polie- dri, alcuni lo fanno di trenta meli, altri di tre anni, & altri di tre, e mezzo. Io per me mi appigliarci più tofto al parere de gl* ultimi, che de3 primi, parendomi quella un'età troppo tenera; e dal metterli alla fatica in tale età ne deriva, che eflfendo ancora Polla tenere facilmente fi ftroppiano : e vediamo , che nei paefi , do- ve vive tal coftume, quando poi hanno ferrato, non fe ne più conto. Al contrario ne gl’ altri all'ora principiano ad elfer Cavalli; à tal fe- gno, che nel Levante, e nella Turchia, quando fi contratto di Ca- valli, nè pure loro fi guarda in bocca. Il rimetter dunque il Cavallo, à mio parere, dovrebbe farfi di tre anni, e mezzo, perche allora s’in- contra il rinfrefcare del tempo, dove che facendofi di tre anni, fi im- mediatemente nel caldo, il quale addoppiandofi nella Stalla, e trovando il Cavallo auvezzo al frefco della Campagna , con facilità gli muove ti- mori perniciofi ne gnocchi, e glie li perdere.

Il modo di rimetterli è cofa tanto ordinaria, e da tanti altri fcrifta, che io non mi ci voglio allungare , folo dirò , che procuriate d i far- lo fare Tempre con carezze, perche tutte le difefe, che il Poliedro nelPaddomefticarfi, per lo piu vengono da felvatichezza , e datimore delThaomo, che però, lo caligherete , tanto maggiormente santimo- nia,

6 Dell* drte del Cavallo

rirà, & in vece di acldomefticarfi tanto più s’infelvaticherà, piglierà i vizii di zampare, tirar calci, mordere, & anco di auventarfi all* uomo; dovete dunque con le carezze, quanto fra potàbile, farvelo amico, e ridurlo à lafciarfi maneggiare con facilità, e fenza che habbia timore , di chi gli intorno.

Come farà à quefto fegno , gli fi farà veder la Bardella nella Stalla , e poi la fi metta à lui addoffo ; fi pratichi ciò però tenendo rivolto il Cavallo alle Colonne, non alla Mangiatoia, perche potrebbe , fpa venta- to dal fentirfi cofa nuova addoffo, andar avanti con violenza, & urtar con le fpalle alla fuddetta Mangiatoia , e correr rifchio di ftroppiarfi . Si fa- rà poi caminar qualche giorno con la Bardella, e fi vadi auvezzando al Montatore, e quefto per quattro , ò fei giorni, doppo de quali vi fi metta rhuomò addoffo; il che per fare molto mi piace la maniera te- nuta in Firenze nella Scuderia del Serenitàmo Gran Duca, che è di metter un huomo à Cavallo, che fia prattico, e fopra un Caval- lo obbediente alla mano per poter Icappare occorrendo . Devefi al Polie- dro fopra il cavezzone mettere una cavezza di corda da un capo folo , e quefto lungo affai ; da quefto l’uomo fuddetto pigli il Poliedro, e l’au vez- zi à feguir dietro, e poi fe lo conduca al Montatore, dove farà il Garzo- ne, che rhaverà addomefticato con lofcozzone; e quefto Montato- re deve effere al capo d’ un diritto lungo affai , come è lunghitàmo in detta Città. Ivi con bella maniera lo faccia accodare, e giunto à fe- gno il Cozzone con leggerezza vi monti fopra. Nel punto medefimo l’uomo à Cavallo, che gli ftà vicino, s incamini di paffo, e faccia, che il Poliedro lo lèguiti, tenendolo più tofto corto. Se il Poliedro fi met- teffein difefe, deve eglifempre procurare che auvanzi, e più che il Pol- iedro lalta, più egli fi avanzi non folo con trottare, galoppare, & anco di carriera, fe di bifogno, però fia fempre feguitato dal Pol- iedro, il quale fe fi voleffe piantare, vi fiano de gl’huomini dietro, i quali e con voce, e con frulloni lo facciano andar avanti; poiché non è mai pericolofa la difefa , quando è avanzata, mà, quando fi pianta, al- lora vi è pericolo, ò di gettarfi in terra, ò di arroverfciarfi. Sempre dun- que avanzarlo; quando poi fi vede, che è sfogato, e che fi quietan- do, allora con carezze fi procuri, che fi metta fui trotto, e quefto fi continui alquante mattine, fino che fia quietato affatto; allora comin- cierà l’uomo à lafciar, che il Cozzone fe Io domini da per fe, e vada egli reftando indietro; e, quando conofcerà il Cozzone di potetelo regolare, allora gli fi potrà levare quella Cavezza, con cui lo guidava, lafciandolo folo, non lafciando però per qualche mattina di andargli dietro l’ uomo a Cavallo per poter mettetegli innahzi in cafo , che ripigliaffe le difefe, e cosi farà, fino che fia bene atàcurato. Se poi non vi farà il commodo del dritto lungo, bifognerà valerli del luo- go,

Libro L Capo II, j

go , che fi ha , e far pigliar la guida in mano da un uomo prattico in terra, e prima far trottar un poco il Poliedro per levargli la gon- fiezza, che fogliono havere nel principio, e poi pian piano farlo acco- llare al Montatore , dove farà il Garzone , come detto di fopra . 1/ huomo con la guida deve metterli un poco avanti, cioè otto, ò dieci palli, acciò che, fe il Cavallo ufciffe con furia gettandofi dall' una, ÒT altra parte , poffa egli effer pronto ad avanzarlo , e à voltarfi da quella parte. Vi monti poi fopra il Cozzone, e fubito montato fi procuri, che vadi avanti , facendo, che qualcheduno dietro con voce , e frufta lo muovi ad avanzare, e 1’ huomo, che ha la guida, fia fempre dinanzi . Nel pi- gliar la volta lo tiri àpoco à poco, e non tutto in un fiato, cofa , che con facilità lo farebbe cadere . Bifogna anche auvertire, che quelli, che fon dietro con la frufta, gli gridino, e diano ancora, quando però è in di- fefa; fubito, che fi quieta, fi fermino anch’eflì; perche fogliono co- ftoro, quando principiano, non la finir mai, e così il Cavallo, invece di quietarli, fi mette maggiormente in furia, &; alle volte delle difefe, che non Y haverebbe fitte. Devefi dunque fubito, che il Cavallo li quieta, lalciar il caftigo, che così comprenderà quello, che vogliamo. Nelle prime mattine gli fi dia pochilfima fatica , e , fe fincero , gli fi facciano carezze , e fi fmonti . S’ accrefca poi la fatica à proporzione nelle mattine feguenti , fino che il Cozzone felo polfi da per domina- re, & all’ora 1* uomo in terra anderà reftando indietro, elafciando, che da per lo volti, e pari, e , quando vedrà ficuro di poterlo fare, fi lafcierà anche andar folo levandogli la guida «

Come doppo d‘ effer affilato il Poliedro ha da trottare fino al fegno di porgli la briglia ,

CAPO SECONDO.

Essendomi sbrigato dalle prime minuzie , circa le quali poco fi è potuto foggiungere à quello, che da gl’ altri fin’ ora è ftato detto, fia bene, che cominciando à difcorrere degli ordini più importanti, onde difciplinati fi rendono i Cavalli , fpieghi non folo quello, che l’ ef- perienza m’hà perfuafo, elfamini ancora l’altrui opinioni, che per farfi più effattamente fi riferiranno con le ragioni, che probabili l’ hanno rendute à loro Auttori . farà per auventura fuor di propofito prima di paflar oltre, il determinare due punti non meno importanti, che con- troverfì circa alla difciplina de Poliedri; 1’ uno de quali è, fe prima debbafì travagliar per il dritto , ò le volte ; 1’ altro , fe dobbiamo va- lerfi dell’ufo del Piliere : e perche il fecondo dipende in gran parte dal primo , è bene il cominciare da quefto'. Tutti gli auttori, c’ hanno fcritto

8 Dell’ Arte del Cavallo

di quella profeffione , da Grifone fino à Monfieur di Plovinello , hanno ftimato quella cofa tanto chiara, che, fenza perder tempo in deputarla, s* hanno contentato d’infegnarci, che primieramente dobbiamo trottare il noftro Poliedro per un dritto di 50. in «so. patti, più , ò meno fecondo la forza, ò difpofizione , che moftrarà, e dovendo pigliare la volta, cin- » caricano à doverla pigliar larga per non viziare il collo del Cavallo. Ma Monfieur di Plovinello, havendofi prefilfo d'introdurre il Piliere, ftimò necettario di ftabilire , che il Poliedro fi dovette in prima porre su le volte , il che s’ imaginò di provare conia feguente ragione, come fi vede nel fu o libro à fogli numero 18. e ip. Il Poliedro naturalmente camina , trotta , galoppa , e corre , non già volta ; dunque fi deve porre la volta , come in maneggio , che vi più difficoltà . Al che rifpondo , che non men falla è la fuppofizione , che la confeguenza del Plovinello ; imper- cioche il Poliedro non men difpofizione naturale à voltare , che à ca- ni in are , correre, la natura poteva lafciar d' abilitarlo ad un moto così necettario: e ciò fi vede beniifimone' piccoli Poliedri, chefcherzan- do appretto le madri , doppo d’ haver galoppato , ò corfo con piccioli trotti, pigliano fubito la volta , & affai ftretta . Circa doppo fe fi debba co- minciare dal più facile, òdal più difficile, e più contrario alla difpofition naturale, io credo, che fempre non folo in quella profeffione fi debba co- minciare dal più facile, in ogni altra, fiafi ò Arte, ò fcienza. E, fe nelle Matematiche, e nella Eilofofia vien tal ora trattata propofizione, ò materia più difficile, che le feguenti, ciò auviene per la neceffaria de- pendenza, ch'hà T una dall'altra. E per non partire dal noflro propofito, ancorché il Grifone, come fi vede nella pagina decima , volendo provare, che il Poliedro, prima di porlo ad altro maneggio, deve trottarli, fi vale d'ima limile ragione dicendo, che per efieriltrotto più difficile, e men na- turale , fi debba sa quello alleggerirlo. Io, già che la confeguenza è vera, devo efplicare, ò almen lattare la fallacia dell' antecedente, con quella limitazione poco fa accennata , cioè, che qualche volta per la dependenza, chehà il più facile dal più difficile, bifogna pofporlo nell' ordine dell' in- fegnarlo , il che tanto più è necettario, quanto che il facile diverreb- be impercettibile, nonché difficile. Dico dunque al propofito, che, non dovendofi cominciare dal trotto pereffer più facile, fi deve da quello co- minciare, perche tutti li maneggi, per farli bene, fono da quello depen- denti; il che non fi può dire della volta, perche quella depende dal drit- to: oltre che fi deve fapere , che fui bel principio bifogna determinare, ò rifolvere li Poliedri, che altro non vuol dire, che vadan rifolutamente in- nanzi, effendo quali commime à tutti l' andar timidi tra '1 sì, e '1 nò, che ramingarli vien detto da proiettori. per far ciò non pare più à propo- fito l’andar per un dritto lungo, e rifolutamente col Poliedro, che '1 porlo le volte, dove e per la maggior difficoltà del moto, e per lo maggior

peri-

Libro I. Capo //. p

pericolo, chetò di cadere, ben non fotte pernatura Ramingo, diverreb- be cale. Segue doppo al rifolverlo l’ andargli dando molti buoni abiti, che vertono circa il portamento della tetta, che fi diftingue in forgere , in- cafciare, e fermare; il forgere _ altro non vuole dire, chete, che il Polie- dro porti alta la tetta; incafciare, che la tenga garziera, che farebbe1, quando ftà col moftaccio in fuori, incapucciata, eh3 è, quando porta il moftaccio voltato verfo il fuo petto; ferma, cioè fare, che 1 Poliedro per niun accidente di moto P abbatti, che fommozzare fi dice, ò la dibat- ta , che , fe vien fatto con un moto piccolo, e fpeflò , con cacciare il moftaccio in fuori, beccheggiare fi dice, come batter di mano, quan- do lo fa con moto maggiore

L3 unico mezzo per fare , che s' acquiftino quelli buoni abiti dal Poliedro, fi e il far, che’l Cozzone porti le mani uguali con le corde del Capezzone tele mediocremente , di maniera che fenza caricarli lo- verchiamente, pigli giuftezza , or tirando all3 insù , e portando un le mani innanzi per forgerlo , or batte per porlo fotto.

Niuna di quelle cofe può farli sòia volta, e molto meno al Filiere, auvenga che , non venendo il Poliedro ad etter trattenuto ugualmente da ambe due le corde , non potrà mai fermarfegli la tetta , anzi ettendo così aframente tirato da quelle ftrappate , eh3 egli medelimo riceve dal Pitterò , or dall3 una, & or dall’ altra mano, verrà à viziarli facilmente il Collo ancor tenero, & à farfelo, come li dice, di fico, difetto importantilfi- mo, che l3 inabilita ad ogni maneggio.

Si conclude perciò etter neceflario il dritto per li Poliedri, e mantener- celi fenza far loro vedere la volta , fe prima non fono ben rifoluti , fpiccia- ti, & in gran parte uniti. S’eccettua folamente atti Cavalli intavolati , ò di collo duro, e pure non fidevon mettere alla volta, fe prima non van- no rifoluti per il dritto , e poi fi devono metter ad una volta ben larga , con una guida, ò lunga, che uno in mezzo la volta li vada piegando, & ammollendo il collo, con tirare all’improvifo, & à tempo la detta guida, e, come rilaverà fatto pieghevole, tornare per lo dritto; ò pureà Polie- dri, che fi pigliano la mano, e ciò per far loro foffrire il capezzone, fen- za pericolo dell3 uomo, e refo obbediente , che intenda , e foffra il detto Capezzone, fi torna nel dritto.

Andando dunque il Poliedro liberamente innanzi fenza bifogno più di guida, deve il Cozzone trottarlo per lo Ipaziod’un quarto di miglio, fecon- do la forza, e lena, che moftrerà, dovendo etter il trotto rifoluto ( che è, quando il Poliedro avanti fenza arramingarfi, cioè trattenerli, facendo quel trotto corto, e minuto , reftringendo il corpo in fletto ) tenendo le mani uguali per non intavolarlo à niuna delle parti , e ferme per princi- piare à fermarli la tetta, e con le corde più tofto unpochettino lente, che tirate, e per non attaccarfi, acciò il Poliedro non vi s’ appoggi , e per non

B darli

i q Deli Arte del Cavallo

darli maggior foggezione , e anione di quella, chepuole fopportarepfi deve però Tempre bavere riguardo alle Nature de’ Poliedri, la cognizione delle quali trattarò, quando parlerò dell* unione; dirò folo adeffo,che *1 Poliedro farà carico davanti, ò diftefo, ò ardente affai, quelli hanno la rifoluzione naturale, onde à quelli il trotto ha da effer più corto, poten- do il Cozzone, tenendo le mani ferme, dar loro diquando, in quando, qual- che rifecatina di capezzone , non ejià per unirli più di quello bifogna , per ridurli al trotto rifoluto sì, ma non tanto furiofo, & abbandonato.

Deve , trottato che hàun quarto di miglio in circa , come s è detto , tor- nacene di paffo pian piano, permettendoli etiandio qualche libertà ( in cafo però, che non foffe cT ellrema raminghezza , perche allora fi deve lafciare sù’l trotto rifoluto, e bifognando su la fuga) & arrivato al Mon- tatore, tornare un’ altra volta di trotto lo Ipazio di una picciola carriera, e {montarlo , fe però non moftrato gran renitenza all* accollarli al Montatore, perche in tal cafo fi dovrà fmontare nel Montatore medefimo .

Il Cozzone non deve portar bacchetta in mano, fino ad affolarlo deve fervirfi delle corde del Capezzone, in cafo che il Poliedro s’ andaff fe arramingando, ò arrellivando , battendolo con le dette dall’ una, e 1* altra parte del fianco, con accompagnarvi la voce gagliarda , &, affolato che è, deve in vece di bacchetta tenere il nervo. Non fe gli portare bacchetta, per non fargli pigliar il vizio di menar la coda, e perche l’ufo della bacchetta è, ò per li ajuti, òper li caftighi, quelli non dovendoli dare al Poliedro, fe non ne cafi fuddetti d’arramingarfi, òrellivarfi, tan- to poffono fervir le corde , & il nervo , effendo gl’ ajuti propriamente ne- ceffarii nel dargli l’ unione , che in modo alcuno , ò infenfibilmente fi de- vono far fentire al Poliedro, perciò apportarebbe più danno, che utile, il fervirfi il Cozzone della bacchetta . Sogliono alcuni Poliedri nel trottare , andarli attraverfando , buttandoli qualche lato, e quello nafce, òper l’ irrefoluzione, eh’ hanno, òper paffare vicino al Montatore , ò alla Pial- la ; che però quelli non li devono fmontare vicino detti luoghi, come meno Tempre ad un fito, perche à lungo andare piglierebbero la cre- denza di non voler paffar più oltre.

Ora molti Cozzoni, nel vedere attraverfare il Poliedro, perelèmpio, la mano manca, ed effi tirano la corda dritta, &il Poliedro llendcrà il collo, eia tella la mano dritta, ad ogni modo anderà di fianco al- la mano manca , e così fenza guadagnarlo gli viziano il collo , facendolo venir molle, e ,come fi è detto, di fico : che perciò il Cozzone deve fubito, che il Poliedro per incominciar ad attraverfarfi, accollargli il piatto del piede alla fpalla , dove s’ attraverfa, e fenon balla, deve dargli una forte piatonata alla detta fpalla , affieme con una portata di mano con tutte due le corde la mano dritta, e poi fubito auvanzarlo avanti, e, (e ciò non foffe fufficiente , nel principio , fi deve far ajutare da uno da terra , che con

un

Libro I Capo III. i i

un bacchettone lo minacci , e bifognando lo caftighi nel tempo fteffo, che il Cozzone gli li ajuti fuddetti da Cavallo ; e quello per infino che '1 Poliedro fi mette in obbedienza , e cominci ad intendere, e {offrirei’ aiu- to da Cavallo .

fe 1 Poliedro nell’ attraverfarfi, s' andafle ad arreftivare, non volendo andare avanti, allora deve il Cozzone con voce rifoluta, e con due, ò più nervate , dargli alla parte dove s attraverfa , {caparlo furiofamente , e tenendolo à poco, à poco, tornar sul trotto rifoluto, fe la difefa la nel principio, dandogli però poca fatica, acciò non perda la forza, e la lena, Tela difefa e nell' ultimo, fi può lafciar con la detta fuga.

Molti Cozzoni addormentano li Poliedri cosìairajutodi voce , come di piattonate di piede , mentre ad ogni momento li danno, che però li ricor- do , non doverli dare, fe non quando mancano, come s* impigrirono, foccorrerli con la voce, efe s'aflofciano,& abbandonano, foccorrerli con il piatto del piede, e la rifecatina diCapezzone; & in conolcere, che li Poliedri alli detti ajuti cominciano ad addormentarfi ,fubito devono ris- vegliarli con una buona nervata al fianco, e con la voce gagliarda, e fe s' impigrifcono troppo, fcaparli, comefe fi abbandonano affai; efe li pic- coli ajuti non ballano, devono accrefcerli, e così ridurli all'obbedienza, e à lo fvegliarli per mezzo delli fuddetti.

Ridotto il Poliedro , che trotti rifoluto , e che fcapi dalla mano con rifoluzione,eparicon mediocre obbedienza, fegli può mettere la briglia; mà, prima di palfar avanti, {limo necelfario di difcorrere del Piliere.

Dell’ ufo del Piliere # e fe fa giovevole t o damofo per ridurre con maggior facilità li Cavalli à perfezione .

CAPO TERZO.

POca fatica farà la mia nel far conofcer la fcarfa utilità , anzi il molto danno, che fi trae dall'ufo del Piliere; auvenga che , fe '1 Piliere ( almeno quel folo, che fi pianta in mezo al torno ) non è ad altro ufo , che per legarvi il Poliedro , accioche fenza poter fuggire fia coftretto à voltarvifi intorno , dfendofi quella lezione nel capitolo precedente fatta conofcere per dannofa , viene , in conlèguenza , à re- care infruttuofo affatto il Piliere .

Ad ogni modo, {limo bene il dire tutte le ragioni, che ci pervadono per buono un metodo, più d’un altro.

E per cominciare dall' orìgine . L' ufo del Piliere fi hebbe in qual- che maniera nella Città di Napoli , da quello, che nell'ultima vecchia- ia usò tal volta Gio: Battifta Pignatello Gentiluomo Napolita- no ( nel fuo tempo à niun altro fecondo in quella profelfione ) della

B 2 cui

i 2 Deli Arte del Cavallo

cui fcola mi glorio effer anch’io, mentre Oratio Pintaffo Maeftro di mio Padre fu fuo fcolare.

Or effendo quefto Cavaliere vecchio, e per auventura fprovifto di buon Ajutante, coftumava nel tentar, che fi fa li Poliedri, prima di montarvi su 1* huomo, in vece di tener à mano la guida, dargli una volta ad un certo Arbore, ch’era nel luogo del Maneggio, lo fteffo cred’io doveffe ufare, quando li Cavalli fuggivano la volta. Tra gli altri fcola- ri , ch’hebbe il Pignatello, vi furono Monfieur della Broiie, eMonfieur di Plovinello Gentiluomini Francefi , il primo de’ quali maggiore di età , e per mio giudizio di più fapere , effendo tornato al Paefe in bre- ve fece conofcere al paragone di tutti gl’ altri Maeftri della Francia, di quanta importanza era l’apprendere quefto meftiere in Napo- li . Divenuto dunque famofiffimo , vogliono , che fi ferviffe an- eli’ egli d’ un legno piantato nel torno, che corrifpondeva all’Arbore del Pignatello. Anzi il Cavalier d’ Acquino parlando nel fuo libro di Monfieur della Broiie , e di Plovinello , afferma , che indifferente- mente fi fervivano di quel Palo con tutti li Cavalli . Il Plovinello si , che credette con tal’ ufo farfi Auttore di una maniera più facile , e men perigliofa d’ ammaeftrar Cavalli; di Monfieur della Broiie, non so con qual fondamento habbia ciò detto , mentre nell’ opra fua non folo moftra di far poca ftima del Piliere, mà, fe non faccio errore, nel Capitolo vigefimo quinto del primo libro ( parlando delle credenze ) fa menzione del Piliere , come ftromento ufato da gl’ altri , e non da lui, e moftra il poco utile, e ’l molto danno, che poffa con tal ufo apportare alla maggiore parte de Cavalli, & in qualche luogo lo chiama curiofità foverchia , e fi dichiara , ch’egli ricorrerebbe più tofto ad altri mezzi . Et in fontina io non trovato , che queft’ Auttore faccia profeffione di far Cavalli al Piliere. Quindi ne deduco una con- ieguenza , che ’l Cavaliere d’ Acquino, il quale prezzava tanto l’- ufo del Piliere , gli habbia voluto far queft’ honore per fua cortefia . Di Monfieur di Plovinello però potè dirlo con verità, perche egli me- defimò nell’opra fua fe ne chiama Auttore, il che non direbbe, fe F ha velie ancora ufato il Broiie, il quale fiori, e fc riffe prima di lui.

Monfieur di Plovinello dunque coftumò à fervidi non folo d’ un Palo , di due ancora, & ufava il primo, legandovi il Poliedro con un Capezzone inventato da lui, indi lo faceva andare prima di pafto, doppo di trotto , e finalmente di galoppo , e credeva in quefta maniera porlo in obbedienza : lo poneva doppo alli due Pilieri , eh’ eran pali piantati , otto , ò nove piedi lontani 1’ uno dall’ al- tro , e Bandiva così allegerendo , e nel medefimo tempo ^fecon- do lui 1* incafciava , univa , & affettava ; e , perche le novità piac- ciono in ogni luogo , e molto più in Francia , non pafsò gran

rem-

Libro I. Capo IH, i 3

tempo, che tutti li Maeftri di quel Paefe cominciarono ad tifare il Filie- re , anzi un tal Pietro della Norie prevenendo il medefimo Plovinello in una fua opera, che intitolò Cavalleria Francefe, & Italiana, fcriffe deir ufo del Piliere.

Coftui nella medefima fparla malamente de Cavallerizzi Italiani, di- cendo tra 1’ altre colè, che in cinquecento tra Cavallerizzi, e Cavalcatori, che dovevano effere in Italia al fuo tempo, non ve ne erano tre, che fapeffero fcrivere il fuo nome , onde da gente cofi rozza inferifce poter- li fperare poco di buono.

, fe bene il detto d’ un Auttore di tal farina non merita , che ce ne pigliamo troppo briga, pollo però aflìcurare, che nel tempo , che fer- veva coftui la fua opera , nella fola Città di Napoli vi erano più di quaranta tra Titolati , Cavalieri , e Gentiluomini , che facevano il me- ftiere , cln per fuo gufto, e chi per iftruir altri, ciafcheduno de quali haveva più d’ un Aiutante , e d’un Cozzone , che potevano infegnare à queft’ auttore, non folo di cavalcare, màdi buona creanza altresì , e già , che fiamo à quello propofito , non voglio lafciar di dire , che da molti, e molti anni à quella parte quafi tutt’i Prencipi dell’ Euro- pa per fervizio della lor perfona, ò per ammaeftrare i figlioli s’han- no per lo più fervito di Cavallerizzi Italiani , ò di Scolari d’ Italiani , fegno evidente, che, fe non habbiamo fortuna di fodisfare à Pietro della Noùe , l’ habbiamo havuta nell’ efier Itati anteporti fino à proprii fudditi, dalli primi Monarchi, e principi dell’ Europa . Ora per conofce- re , che ’l Piliere apporta più danno , che utile , lo dimoftrarò primie- ramente per quello detto nel precedente Capitolo, cioè del gran pre- giudizio, che apporta di porre la volta il Poliedro, e perche non

10 rifolve, e perche lofà cominciare dal più difficile, e perche gli vi- zia il collo. E, fe bene gl’Auttori del Piliere dicono, che per alle- gerire il Poliedro (opera così neceffaria) fia fìromento più atto il Pi- liere , che le braccia del Cozzone ; auvengache chi mai farà così perito , che nel fuggire , ò fommozzarfi per efempio , che farà il Poliedro , dia la fcapezzonata tanto à tempo , che più à tempo non fe la pigli da fe medefimo? Pofcia non vi elfere proporzione di for- za trà un uomo , & un Cavallo , onde eflendo il Caftigo , che da

11 Piliere, più gagliardo, e più à tempo, di quello, che può venire dal braccio, bifogna confeffare, eh’ almeno per quefto effetto folo d’allege- rire utiliftìmo fia il Piliere .

Al che fi rifponde con dimandare à detti Signori , quale effi {lima- no miglior modo , quello , che caftigaffe , ò quello , che proibiffe li difordini de Poliedri; certo non fi può negare, che fia quello , che li proibifee ; di più il Poliedro nel Piliere", ò Pilieri quando riceve la fcapezzonata prima di voler fuggire (fia per efempio ) è mentre

ftà

i/j. (Z )^//? Cavallo

Ha con la tefìa in Tuo luogo ; ò pure nella fuga , e nel far la fom- mozzata 5 certo nel fuggire , e nel far la fommozzata : fegue adun- que , che *1 Filiere non può impedire il difordine, ma folamente ca- ligarlo .

Or Thuomo, quando veramente è un huomo, può molte volte pre- venendo impedirli , & in ogni cafo Tempre caligarli ; quante volte una femplice , e minutili! ma trinciata di capezzone , nel volere abban- donarli il Poliedro, fa più effetto, che cinquanta fcapezzonate dop- po , come anche una botticella di capezzone nel principiare di vo- ler fare la fommozzata , ò beccheggiata fa , che il Cavallo non ar- rivi à finirla , cofe tutte, che non le può fare il Piliere .

Doppo, gl’ errori de Poliedri , effendo per lo più effetti ò d’ignoran- za , ò debolezza , ò di timidità, richiedono anzi auvertimenti , che rigorofi calighi , e così per quello capo ancora dannofilfimo è 1 Pilie- re , nel quale il Poliedro viene à ricevere llrappate così terribili, e violenti, crediate perciò, che meno contumace divenga, anzico- nofcendo da una parte il rigore del caftigo, trova il modo di far il difordine lènza ricevere la botta , perche , tolto la prima volta , che gl’ arriva improvifo, il Poliedro auvertito, faprà abbandonarfi lènza ti- rar tanto la corda , che riceva la Nafata .

Di più, non lèmpre T efficacia del calligo dipende daU’elfer dato più forte 3 anzi il mediocre, ch’arriva improvifo, corregge affai più, che il previfto, ancorché gagliardiilimo ; e, perche il caftigo del Pi- liere è fempre previfto dal Cavallo , e quello dato dal braccio non è previfto, potendo Thuomo col variar fito, e cangiar intenzione, in- cannar fpelfo i Cavalli , nella maniera appunto , che vediamo fare a giuocatori di Spada , che mutando partito fecondo T occafione , e taFora fingendo, procurano d’arrivar improvifo , e furtivo all Inimi- co . Sia per efempio , un Cavallo , che ripugna d’alfettarfi , opportu- no farà, non è dubbio, per farlo por Tanca, dargli alquanto di fu- ga , indi tirare gagliardamente le corde del capezzone ; in ca- fo , che quello, per timor della botta, s’andalfe da fe ftelfo tratte- nendo , cert’ è, che il pararlo allora farebbe infruttuofo , de veli , mu- tando partito , cacciarlo innanzi , mutando etiandio fito , finche vada rilòlutamente , e , dal tirar improvifo doppo del Capezzone , venga ad alfettarfì . Au viene ancora frequentemente , che ’ì Cavallo più difordini in un tempo , come farebbe il fuggire , & incapucciarfì , ò pure cacciare il moftaccio , e benché Tuno , e l’altro richieda la tenuta , e non ballando , la trinciata , & anche la botta 5 diverfa , anzi contraria , è la maniera di dargliela , auvengache , quando il Pol- iedro sJ armerà , portando il moftaccio fotto , è di bifogno portar al- quanto le mani innanzi , e trinciando all’ insù , forgerlo , e cacciargli

Libm L Capo llf. i ^

il mollacelo avanti , altrimenti faria fecondare il fuo difòrdine , e per contrario, quando s’arma, cacciando il moftaccio infuori, bifogna por- tar le mani baffe, e trinciare in maniera, che non folo fi tenga, sì, che fi tiri fotto : e quelli partiti fi hanno da mutare di momento, in momento , come di momento, in momento , può il Poliedro cangiar difefa ; la qual miftura , e varietà di caftighi , fe poffa haverfi da un legno, lo lafcio in confideratione , di chi intende ilmeftiere. Final- mente, feegli è vero , che ne caftighi, ò ajuti fi deve fempre comincia- re dal poco, perche , badando li più dolci , farebbe non folo irragione- vole , dannofo ancora , valerli de più rigorofi ; Chi non conferi- rà, effer perniciofiflimo ilPiliere, che non potendoci fervire del trin- ciare ( il quale quafi fempre, quando farfi, balla ad allegerire , & à ridurre il Poliedro ) dona fempre afpriflìme botte , e più al prin- cipio, quando il povero Animale men d’errare? Mà, fe tutti quelli pregiudicii reca l’ufo del Piliere à Cavalli , fiano di qualun- que natura, quanti altri, per au ventura di maggior confeguenza , n’ap- porterà à quelli , che fono molto ardenti , e fenfitivi , li quali faci- litimi à ributtarli da quell’infolito violente caftigo , e foggezione , fi difperano affatto ; & all’ incontro quelli , che fono alquanto timi- di, e di non molto animo, come facilmente accorandofi, diveranno in tutto vili .

Quanto polcia Urano parerà al Cavallo di gentile natura , e di molta docilità, il vederli in tal maniera ftrappazzato à botte di fciam- bliere, fenza che poffa conofcere quel , che lui fi pretende.

Non è però, che in alcune occafioni io nel bel principio non mi vaglia e della volta, e d’un huomo in mezzo d’ effa con la guida , ò lunga in mano, che vale, quanto il Piliere, con quella differen- za , che l’ huomo con le tirate à tempo , e nel principio del difender- fi il Poliedro , pigliando quella mifura del più , e del meno , fecondo il bifogno , e tal volta prevenendolo , non faccia altro effetto , di quello può fare il Piliere .

Sia, per efempio, un Poliedro facile à pigliarfi la mano, per evitare il pericolo dell’ uomo , con l’ajuto da terra fi metterà in qualche ob- bedienza , e foffrimento , ò che habbia credenza à qualche mano , ò finalmente , che fìa intavolato , per farlo pieghevole ; ma doppo tor- no al dritto, nel quale fi rifolve , fi fpiccia , e fi tutta l’unione al Pol- iedro , e nello fteffo tempo riceve la cognizione di moltiifimi a/uti , e la fofferenza di varii caftighi.

Del

1 6, Dell* Arte del Cavallo

ai

Del fito) e fe fia utile faticar li Poliedri nelle askfajefe ] ò fichi à'zA* ratro ; come infegna il Grifoni 9 altri % e de F al fi t e come e con eguali Cavalli devano u far fi ^ e del far fermo al Mon - * ta tore ,

CAPO QUARTO.

H Avendo dimoftrato , che le volte fono dannofe per li Poliedri , e che , in confeguenza , havemo da fervirfi del dritto , fia be- ne il fa pere, come habbia ad elfere quello.

Il Grifone , feguitato molti altri antichi , c’infegna à fervirfi delle Majefe , dicendo nel primo libro à carte 7. Dapoi che li fa rete addolfo , ed egli farà bene afiolato , andarete alla Campagna di trot- to 5 da dritto in dritto , da circa cento palfi , nella mifura giufta , per terreno , che fia nuovamente rotto à lolchi d’ Aratro, &c. aggiun- ge però à carte 8. del medefimo libro , che , fe il Cavallo è di poco (én- fio , ò veramente è debole , e Magro , allora , fin che egli fiarà ben confueto , e (olito à Cavalcarli , non fi deve operare in detto terre- no rotto.

li Poliedri , nell’età di tre anni , ò tre anni, e mezzo, non folo non polfono havere la loro forza , li nervi fono tenerilfimi , e deboli 5 che perciò li folchi riefeono loro di fatica maggiore del- la lor forza , e di danno alle Gambe . Di più dovendoli fiempre co- minciare dal più facile , elfendo la Majefe di gran fatica , rielce al povero Poliedro affai difficile, che però per li Poliedri non folo è necefi- fario il dritto, che quello fia uguale , è piano , e perche li da cominciare dal più facile , e per non dar loro fatica maggiore , di quel- la polfono foffrire 5 oltre à che nell’azione, che da fare il Poliedro, prima procurarfi il trottar rifoluto , poi sbrigato , e poi raccol- to , & unito , il terreno uguale è più atto nel trotto rifoluto ; dunque prima s’hà da trottare nel terreno uguale .

Per la medefima ragione vengono elclufi li falli per li Poliedri , fe ne doveremo valere , doppo che haveranno cominciato a pigliar la loro forza , con maggior , ò minor pendenza , fecondo il lombo , che mollreranno , e la grevezza , che haveranno , e quello non fempre , di quando , in quando , come meglio à fuo luogo fi dichiare- rà .

Elfendofi nel Gap. del Sbardellare il Poliedro detto alla sfuggi- ta dell’ accollare al Montatore , ò Poggio il Poliedro , & obligando- fi molti auttori à farcelo Ilare fermo , lenza altra dillinzione, e perche

vi han

Lìh . /. Cap. FI iy

vi han paffato de pericoli, dimo non affatto inutile,' il trattarne più dif- furamente .

Certo è , che il Poliedro non folo deve accodarli al Montatore con facilità , & obbedienza , e quello fi fa con le piacevolezze , e doven- do venire alle minaccie , e cadisjhi , deve farlo Thuorao da terra , e quello , che è fui Montatore , l’hà fempre da accarezzare , tolto però, che foffe Cavallo fatto , e per mal Cuore , ò per Capriccio qualche volta non voleffe accodare al folito , in tal cafo può anche lui mi- nacciarlo , e cadigarlo ; deve dunque il Poliedro (larvi fermo fino , che vuole il Cavaliero , & al fuo cenno ufcire con obbedienza .

Con tutto ciò fi deve fapere, che univerfalmente tutti li Poliedri, c particolarmente quelli , che han forza naturale , con fenfo efcono di dalla gonfi, or,fe quetìi non fi fanno prima muovere à mano, per levar loro quella gonfiezza , fe l’uomo , come è à Cavallo , vel lo vuol tener fermo , ò faranno uno sbilancione , ò un Impennata , ò s' ap- parteranno da effo , ò pure piantandoli , & accofciandofi poi tutto ad un tratto, fi butteranno in terra, ò fi rovescieranno . Lo fleffo può fuc- cedere , ò per felvaggezza , ò per fuperbia , ò per effere dati cadiga- ti , e forzati à darvi fermi . Che perciò fuorno alli fuddetti Poliedri , ò Cavalli , in eflervi , deve fubito auvanzarli, anzi, effendo reniten- ti ad ufcire , deve con rifoluzione , e con voce gagliarda farli ufcire , come farli ancora aiutare da quelli , che fono in terra , li quali met- tendoli dietro li detti Poliedri , devono e con le voci , e bifognando , con bacchettate, farli ufcire, & andare avanti', e doppo, che fono sfogati , e sgonfiati , può di paffo tornare al Montatore , ò pure dop- po che havrà finito di travagliarli , venir a fmontarìi al fuddetto Mon- tatore , e facendo loro carezze rimontarli , & ivi tenendoli un poco , dando loro dell’ erba , fmontarìi , e mandarli in dalla , ò fe nell’ufci- re han faltato , devo farli ufcire pian piano , e fmontarìi , e fe non li potete guadagnare in una , ò due volte , contentatevi di rimetterli à poco per volta .

Del porre la brìglia al Poliedro ? e quale debba effere 9 e Je fi deve continuare il Capetene 9 dove s9 e j aminar a /’ opinione de F rance fi .

CAPO QUINTO.

ESsendo il Poliedro ben rifoluto , e che trotti , e fcappi fe nza arra* mingarfi , ò attraverfarfi, & in fine, che fia in dato di qualche ob- bedienza , fe gli deve per dieci , ò più mattine lafciar il filetto inj bocca , con la fola tedierà , e lenza corde , acciò cominci à foffrire il freno in bocca , e doppo detto tempo , fe gli ha da mettere un Can-

C none ,

i8 cDetl Arte del Cavallo

none , con le guardie dritte , e lunghe , che alla Calabrefe vieti chia- mato da profeflòri ; e quello per molti capi , e prima , perche confi- llendo Teffére difciplinabile il Cavallo , nell" havere fenfitive le bar- re , fi deve , quanto più è poflibile , procurare di non incallirgliele , ma non v è briglia , che le confervi più del Cannone , dunque la mag- giore è chiara , e la minore fi cava dalla ftruttura del Cannone , che quelle parti , che toccano le barre grofle , & uguali , e per con- feguenza meno atte ad offenderle , anzi , per non far fentire al Polie- dro forza , ò durezza alcuna nelle barre , nel principio fe gli metta un Cannone vecchio, Se auvinto , perche è Tempre confumato in quei buchi , dove entrano li baffoni della guardia , che , che non lavori con durezza , Se afprezza 5 da quello altresì nafee , che *1 Poliedro non farà battute di mano , perche non fi fentirà offendere , onde ver- rà à fermarfi più preflo di teda .

Si deve pero offervare nel ponergli il Cannone 3 come gli paffa la lin- gua j perche , fe la ingorga , bifogna , fe è poflibile ? fenza entrare nel- le montate 3 dargli più libertà , che fi può , con fargli un Cannone più 3 ò meno sfilato , conforme la neceflità richiede . Le guardie hanno da elfere dritte 3 e lunghe $ à proporzione però della grandezza del Poliedro , fe bene , ancorché eccedano un poco nella lunghezza 3 è Tempre utile 5 prima , perche forge , e incalcia più facilmente la tella 3 e fi può provare con una dimollrazione Matematica ; fecondo 5 perche 1* elfere più lunghe 3 che il Cavallo ogni volta , che sbatterà la tella , riceverà più incommodo 5 e noja 3 cola , che giova à fermarla .

Pollogli dunque la briglia la prima volta 3 per non fargli fentire in un fubito la foggezione , non folo le redine s'hanno da tenere in ma- no lunghiflìme , che non polfano fare alcun effetto 5 meno fe gli deve mettere il barbazzale , acciò la barba non lènta offefa 5 & il Cannone non lo foggetti ; detto barbazzale fi deve legare con una cordellina alla guardia 5 e continuar così per otto giorni , e doppo mettercelo , lento , cioè al primo punto, e così à poco , à po- co andar raccogliendo le redini , con fargli però infenfibilmente intendere la foggezione , con ì'auvertenza, che s’ d’ havere della-, bocca del Poliedro ; cioè fe naturalmente è vano ? con bocca delica- ta 3 e fenfitiva , che ’l Poliedro non pecchi di raminghezza 5 fegli può 3 un poco prima degl' altri , raccoglier la briglia , acciò s'afluefacci à pigliare un dolce appoggio , & anche fermezza di tella , dovendo pe- rò Tempre tenerli più tirate le corde del Capezzone , il quale fi deve continuare di corda, fino che il bifogno oblighi à mutarlo ; che, lè'l Pol- iedro folfe duro di tella , e chel Capezzone di corda non folte ballan- te ad alleggerirlo , ò à tenerlo , allora fe gli può mettere un Capezzo- ne di maglia tonda, e, fe quello non folfe (ufficiente , vi è quello di ma-

Libro I, Capo V i g

glia quadra , non e {Tendo permeflò al Cozzone di fervidi della fe- ghetta , quale è proprio per unir il Cavallo , doppo che la Sella : mà, fe 1 Poliedro folle tanto duro di tefta , che non ftimafle li fudetti Capezzoni ; può in tal cafo mettergli una feghetta , per tre , ò quattro volte , ò fino à tanto, che il moftaccio fi rende più fènfitivo, poi tornare al Capezzone à maglia .

I Francefi prefto lafciano il Capezzone , fervendofi della fola briglia , e lo fanno, cred’io , perche in vece di eftò fi vagliono del Piliere , , come moftrato , quello può ben piegare una tefta , non già forgerla ; onde non eftendo il Cavallo bene unito , tutti gli ajuti per unirlo s'han da dare con la briglia , come anche con la briglia hanfi à dare li caftighi di botte di mano ? quando il Poliedro ò s accappuc- cia , ò fommozza , ò batte alla mano , onde le barre , e la lingua han Tempre à fentire Toffela ; dal che ne nafce , che li Cavalli hanno poi le bocche incallite , e che in pochiflìmo tempo fono forzati à mutar loro imboccatura , con farne una più gagliarda , ò romperle , fe fono niente piene di carne .

elfi vogliono Cavalli leggeriftìmi , come per lo più fono li Ginet- ti , e Barbari , li quali naturalmente fono di bocche dilicate , agili , fen- fitivi , obbedienti , e pofti su lanca dalla natura , e quando capiti loro un Cavallo d’ Italia , greve alla mano , per difpofizione , che habbia , lo deftinano alla Carrozza ; fegno evidente , che , non fapendofi fervire del Capezzone , lo deprezzano .

col mezo del Capezzone fi al Cavallo la vera unione arti- ficiale , fapendofi però trinciare , quanto , e come bifogna , unendovi gTaltri ajuti ò di fcappate , ò di piccate di fprone , ò di toccate di bacchet- ta , come à fuo luogo dimoftrerò .

Di più , eftendo le parti del Capezzone più trà loro difgiunte , e ca» ftigando in luogo di minor fenfo , & importanza , fi potran dare molti ajuti , e caftighi , che non fi poftono dare con la briglia , anzi accaderà {pefto , che con la briglia fi darà un ajuto , e nel me defimo tempo fe ne darà un’ altro col Capezzone , quafi contrario ; come per eftmpio nel trottare *, ò galoppare la volt^, fe accade, che’l Cavallo fiftringa , e non voglia guardar la volta , potrò con la mano della briglia allargarlo , e con il Capezzone obligarloà guardar la volta ; anzi nel dritto ftefto , un Cavallo intavolato à qualche mano , pofto col Capezzone piegargli la tefta , e con la mano della briglia mantenermelo dritto .

Finalmente il Capezzpne , & il trotto è neceftario , cosi à Poliedri , come à Cavalli fatti , perche , fe ben quelli fanno fare tutti li maneggi in briglia fola , ad ogni modo nel galoppare , nel raddoppiare , e nel fare tutti gTaltri maneggi fenza Capezzone , à lungo andare fi vanno ad abbandonare le fpalle , & ad appoggiarfi la briglia 5 che però bifo-

C 2 gna

20 Dell u4rte del Cavallo

gna di volta 3 involta travagliarli sii *1 Capezzone per unirli, e mantener loro la bocca frefca; anzi nel fine del galoppo il lanciarli fpeffo 1 trot- to non è, fe non regola efquifita* come efquifitiffima lezione è, il trot- tarli fenza galopparli , una volta la fettimana , e particolarmente à Cavalli , che hanno del greve , ò à quelli, che fono carichi dalla mano avanti, come anco à Cavalli dirteli, & ardenti , perche effendofi porti nel galoppo la fuga , e la mano , con trottarli piglieranno unione , flemma , e fi metteranno l’anca *

'Del trottar j pie ciato # e che coja Jta »

CAPO SESTO.

E Stèndo il Poliedro in flato da mettetegli la briglia , fi può comin- ciare dal trotto rifoluto , venire allo fpicciato , che altro non vuol dire , che trottare più difciolto , in maniera , che nel movere il paffo , ò nel moto del trotto , fi pieghino le giunture , così della {palla , come del ginocchio , & anche della paftora . Si dice sbrigato , fpicciato , e difciol- to , à differenza dell3 andare impicciato , e legato , come fi vede ne Poliedri , prima che 1* efercizio habbia loro fnodate le giunture , cioè con le mani dritte , e tele , che impalate da profeffori vengono dette .

E, prima di venire al modo,!fia bene di fapere , eh’ effendovi il trotto rifoluto , il trotto fpicciato, & il trotto unito ( il quale è , quando il Ca- vallo nel moto tiene il fuo corpo tutto raccolto in sèrteffo, come diftinta- mente dirò à fuo luogo ) ogff uno di elfi partecipa dell’ altro , come il trotto rifoluto non è fenza fpicciamento, mentre il Poliedro, nel trottar rifoluto , va con le mani ad abbracciar terreno , e per farlo , neceffariamen- te ha piegar qualche poco le giunture; così il trotto sbrigato par- tecipa dell’ unito mentre andando il Poliedro nel trotto rifoluto per a avanzar quel paffo , trattenendolo il Cozzone un poco con le corde del Capezzone , verrà ad abbracciar manco terreno , & à piegar più le giunture , che per ciò fare , bifogna > che unifea ancora un poco il fuo corpo .

Ma per venir al modo ; il Cozzone deve tenere le mani ferme , & uguali , e fentendofi il Poliedro rifoluto , e che abbracci affai terreno , ha da cominciare à poco , à poco à trattenerlo , & andandofi il Poliedro ad appoggiare , ha da trinciare le corde del Capezzone , tan- to , quanto balli à feortare un poco il trotto , onde il Poliedro , nel feortar quel poco di terreno , viene in confeguenza à piegar più le ma- ni , e forgerà più ancora la tefta , ma di quella ne difeorrerò à parte » Io crederei , che tanto li Cozzoni ,come li Signori Cavallerizzi , non fi doveflero regolare col tempo, cioè à dire, per il trotto .rifoluto vi

vuole

Lib. I. Capo VI 21

vuole tanto tempo , e così per il trotto fpicciato , &c. bene con le nature de Poliedri , mentre quelli , che fono carichi dalla mano avan- ti , ò con fenfo , li diftefi , e poi tutti gli altri ardenti hanno la propenfione d’andar avanti rifolutiffimi , onde à quelli il trotto deve effer corto , come fi fa, quando s’unifce, &, elfendo il Poliedro ardente affai , il trotto non folo da effer corto , flemmatico , mentre col trattenerlo da fi Ipiccia , e s’unifce ancora .

Al carico d’ avanti , nella medefima maniera , , fe ’l trattenerlo non gli -faceffe follevare le mani , per metterfi in flemma , fi deve Ve- gliare con le toccate di bacchetta , ò nervo alla fpalla , con qualche fifchio di bacchetta , crefcendo gli ajuti , conforme il bifogno, e come diffufamente nel trattato dell’ unione dirò .

Il Poliedro poi , che del Ramingo , deve il Cozzone mantenerlo affai più al trotto rifoluto, perche in quello sìfpiccierà, mentre detti Ca- valli , havendo naturalmente unione di corpo , e per lo più non effen- do fenza forza , col farli auvanzare verranno à rifolverfi , e , per il lor corpo unito , ad alzar le mani , & in confeguenza fpicciarfi . Anzi à quelli le fcappate lunghe fono di gran giovamento , e non folo li ri- folveranno , anche li fpiccieranno , perche mettendofi in ardenza , per la fuga data loro , il Cozzone allora , tenendo le mani ferme , e con le piccole rifecatine trattenendoli , verranno per forza i Poliedri à fnodar le giunture , e fpicciarfi.

Se ’l Poliedro è flemmatico , e pigro , di forza , anche quello s’- da Vegliare con le fcappate , c: mantenerlo più nel trotto rifoluto , che, come lo farà fenza flemma, e pigrizia , allora fi potrà andarlo un raccogliendo, acciò fi fpicci, & in fentir, che s’impigrilce , fi deve au- vivarlo con la voce , e fe per la molta flemma non ballafle la voce , ò pure fe fi addormentaffe , e con le molte {cappate andaffe troppo ad abbandonarli , & inlanguidire il corpo , fegli deve dare due , ò tre ner- vate al fianco , fenza dargli mano , che fvegliarà così , & unirà nell* illeffo tempo il corpo , & in fine col giudizio andarfi regolando , mu- tando gli aiuti;, .conforme il bifogno 5 ricordandovi però di non fargli perdere la forza , e la lena , con dargli molta fatica , perche quando il Poliedro l’hà perduta , s’affiofcerà , abbandonerà, e difunirà , anzi, quanto più fpremuta è la lezione , da effere altresì più breve , an- zi quella forte de Cavalli Raminghi , e pigri fi devono lafciare qualche volta nella fuga , acciò rellino con fpirito ; e per lo contrario gl* ardenti , e carichi , fi devono lafciare per lo più ’l paffo un rac- colto , per dar loro flemma , e lena .

Ridotto finalmente il Poliedro à trottare rifoluto , e dilèiolto, ò sbri- gato , s’hà ( per cominciare pian , piano , ad unirlo ) à far dare indie- tro , il che fi eleverà ofiervare più frequentemente , fe il Poliedro

la fu-

22 rDelf j4rte del Cavallo

la fuga 3 e s'aggrava foverchio alla mano , e piu di rado , fe è leggero- fo , Se inoltrato ramingherà , ò renitenza à rifolverfi .

Il Modo , come deve dare indietro à tutte le forti de Cavalli , nel feguente Capitolo fi dirà .

"Dii dare in dietro .

CAPO SETTIMO.

NOn folo fi fa dar indietro li Cavalli, per renderli obbedienti in tut- te le occafioni , che poffono occorrere al Cavaliero in qual fi fia operazione , che faccia , come anche ffando fermo , ma per unirli anco- ra; e che fia vero, per effer perfetto il dare indietro , e che faccia Y effetto ds unire il Cavallo , da tenere la tefta fotta , ferma , Se inca- feiata , il corpo tutto raccolto in ffefib , & d’ andar indietro drit- to , e con le mani compartite , e la fpalla follevata , e che venga à fa- re quella bella marcatura di collo , mettendo la groppa fotto , e , le dif- fetta in una , ò più delle fuddette colè , non folo non $’ Tintento deir unirlo , ma fi conferma nella fu a difunione .

Ma , perche tutte Iterazioni prima s’hanno da capire , e fapere , e doppo farle con perfezione , perciò dico , che fi deve principiare à far dare indietro li Poliedri , quando fono ridotti à qualche piccola obbe- dienza del Capezzone, e della Parata . Onde nel principio il Cozzone fi deve contentare , eh* il Poliedro dia ogni 3 benché minimo , paffb indietro, ancorché folfe col corpo difunito , e col collo diftefo , ban- che che s’attraverfalfe , perche balla , che J1 Poliedro capifca quel , che fi vuole , che doppo , come detto , lo farà, come fi deve. Alcuni Poliedri danno indietro non folo con facilità , col corpo unito , co- me fe foffèro Cavalli fatti , e quelli fono , non folo di corpo ben lime- trizato , e per lo più di forza , e di union naturale , hanno Y olfo della fchiena ben ligato ; per il contrario hanno difficoltà li Cavalli de- boli dì fchiena , difìefi , quelli di corpo languido , onde con quelli bifogna haver maggior riguardo , e contentarli del poco ; molte volte à detti difetti s’unilce Federe il Cavallo di dura apprenfiva , come anco- ra di mollacelo , che non può foffrire la rilècata 3 che , unito alla fchiena debole , rielce impercettibile , à chi vuol ufi re il rigore .

In fentire dunque , che Poliedro difficolta in dare indietro l non deve il Cozzone ollinarfi di voler folo con le rifecate di Capezzone tirarlo indietro, deve farfi aiutare da un huomo da ter- ra , il quale con una bacchetta vada avanti il Poliedro , un po- co difèollo , e toccando la bacchetta in terra , le vada accollan- do mettergli un poco di paura , ò pure fifchiandogli la bac-

Libro I. Capo VII. 2 ^

chetta avanti il modaccio, ò pure con la bacchetta andarli battendo le

§ inocchia , mentre alcuni temono più uno , che un'altro ajuto , & ob- edendo ogni poto , dargli dell’ Erba , e fmontarlo .

Molte volte ancora non bada , perche il Poliedro non auvezzo , in fentire la foggezione , e l'incommodo , che vi fente , ò s'arma pian- tandoli , e in quello cafo datele fubito la mano , e caminatelo po- chi palli , e fenza tirar le corde del Capezzone per non farlo armar di nuovo, fate, che colui da terra lo minacci , e voi fubito aitate- lo con le rifecate del Capezzone , e fe obbedifce , (montatelo , il Pol- iedro , doppo armato , fa uno sbilancione , ò pure in vece d' andare indietro, cofi armato avanti , òfi volta tutto ad un tratto , e , fe venite à qualche rigore di bacchetta '1 mollacelo , tanto più s' odi- na ; onde allora cambiate di lito , facendolo prima ca minar molti paf fi , e poi paratelo in un altro luogo , e come ho detto di fopra , far , che quello da terra lo minacci prima , e fubito con la rifecata aiutar- lo : , quando ciò non balla , e che ’1 Poliedro non fia di gran fen- fo , può l’huomo da terra pigliar le corde del Capezzone , e con pic- cole botticelle procurar , che vada due , ò tre palfi indietro , e molte volte , meno quello balla , onde allora fmontate da Cavallo , e con tutte due le corde del Capezzone , prefe da due , fatelo dar indietro , anche bifognando il rigore , e così certo anderà , perche non fente il pefo alla lchiena , la foggezione alla bocca , e così per due , ò tre volte , fatelo dare nel medefimo modo indietro , che , quando lo fa con facilità , doppo certo darà indietro con 1* huomo à Caval- lo ancora ,

Vi fono molti , che vogliono , che li Poliedri diino in dietro , come Cavalli fatti , e non polfono fopportare , che rellino con una mano avanti ( legno veramente di dilunione ) ò che s'attraverlìno , dan- do indietro , e lo tormentano , e lo llufano à tal legno , che fanno loro fare qualche sbaratto , e pigliar qualche credenza , che poi vi fi richiede dell' applicatone à levarcela , , come detto , circa le nuove lezioni , balla , che le capifchino , benché le facciano con difunione , perche poi à poco à poco le faranno con tutta l'unio- ne , cheli vorrà. Nel redo , come il Poliedro capifce quel , che fi vuo- le , (offre gl’ a; uti , & qualche unione , deve dare indietro , come detto di fopra , e difettando in qualche parte , quella fi deve aiuta- re , con gl'ajuti proprii, perche , fe indietro attraverfandofi , quella corda , dove s’attraverfa , fi deve tirare per dirizzarlo , e non badan- do farfi aiutare da uno da terra , che con la bacchetta lo ajuti , ò cadi- ghi all' idefla parte . O' da indietro slungando il Collo , e dibattendo la teda , fi indietro toccando la Spalla con la bacchetta . O' fi difu- nifee , ò inlanguidifce il corpo , fi indietro con qualche piccatina

24 Dell* Arte del Cavallo

di fprone al fianco. OTe indietro con furia, & impazienza, pure fi picca di fprone , fi tengono le mani follevate , & avanti più dell* ordinario , e rifecando à Y insù , acciò che folle vi la fpalla , e la tefta , che per lo più , dando così furiofo indietro , Y abbattano , e non ti- rando le corde verfo il petto voftro , non Y obligate à dar così precipi- tofamente indietro , & in fine ajutare la parte , che difetta ; e quefti ajuti gli T huomo folo à Cavallo , e fe per accidente puntafie , con abballar la bacchetta all* orecchie , e di batterla , che le tocchi un poco darà indietro .

Si come è neceflario , che tutti li Cavalli fappiano dare indietro , così ad alcuni bifogna frequentar loro quella lezione , più che ad altri.

hanno di bifogno li Cavalli carichi dalla mano avanti , li Ca- valli diftefi , li Cavalli ardenti , e fe bene quei patti , che il Cavallo indietro, li (letti s’ hanno da far auvanzare , ad ogni modo li fuddetti , che hanno la propenfione d’andar avanti , fi devono fmontare dando in die- tro ; per contrario li Cavalli , eh’ hanno del trattenuto , e del ramin- go , quelli di rado fi fanno dare indietro , anzi quelli , che parati , che fono , da fletti danno indietro , s’hanno non folo à non farceli andare , s hanno da lafciare fempre auvanzandoli avanti .

Havrei dovuto difeorrere prima della parata , dovendoli quella dare alli Poliedri infenfibilmente , per non offender loro la fchiena , 1* ho voluta trafportare nel feguente Capitolo , dovendo immediatamen- te apprettò trattare dell’unione , nella quale v’ qualche parte la pa- rata .

Della Parata \ fiua definitone 9 e come fi deve dare % col ri- guardo dell età , for%a ? &c.

CAPO OTTAVO.

P Arare un Cavallo altro non è , che fermarlo dal moto , in che fi trova , e quello può farli , così nell’ opere di terra , come in quel- le d’ aria .

Si para dunque il Cavallo per fermarlo , e li para ancora per unirlo , mentre un Cavallo , per parar bene , da fermarfi , mantenendo il fuo corpo le anche , con la (palla follevata , la tefta ferma , forta , & incafciata , diritto , fenza piegar il corpo , ò la fpalla , ò la groppa à nefiim lato , e doppo parato ftar ivi fermo , fenza torcerfi , ò dar indietro , ò andare avanti , far moto alcuno di tefta ; e, quando lo farà , allora fi può dire , che habbia parato unito ; per venire à det- to fegno , bifogna , che fi pari più, e più volte , con quelli ajuti, che ci

van-

Libro /. Capo VI il. 2<f

vanno , e che dirò conforme alle Nature , e difetti de* Cavalli . Dun- que fi para ancora per unire un Cavallo .

Generalmente , & ordinariamente fi para il Cavallo , con dare un poco la vita indietro , alzando la mano della briglia il Cavaliere , ma verfo il petto fuo , e , fe vi è Capezzone , tirar medefimamente in uno fteffo tempo le corde d’effo verfo il petto fuo.

per ridurre a parar bene un Cavallo è neceffario , che s’habbi.i riguardo à moltiflìme cofe , come all’età , alla forza , alla fimmetria del corpo , nella quale s includono tutti li difetti , che potettero effere in ogni parte di effo , dalla tefta fino alli piedi , come fe ha le barre , ò troppo delicate , ò troppo dure , & incallite , fe lingua groffa , palato ballo , e canale ftretto , difetti, che, quando fono uniti , ingorgherà la lingua con briglia ferrata , e con l’ aperta , facilmente la punta dell’ apertura del Monte gli batterà su le barre , onde nel pararlo batterà alla mano ; di più , fe ganafcia grande , e flretta , fe è carico di col- lo , ò fe collo corto , e pollo baffo , fe è baffo d’avanti , fe è difle- fo , fe la fchiena è troppo debole , ò troppo dura , fe le mani manca- no dal ginocchio à baffo, fe è alto di paflora , fe poi difetti acci- dentali , ò ereditarli , come fallì quarti , formelle , fchinelle , e mil- le altri mali , cofe tutte contrarie al parar bene , fi da haver altrefi riguardo alla fua Natura , cioè fe è ardente , ò flemmatico , fe ramin- go , ò pigro , &c.

E per cominciare da Poliedri , à quelli nel principio la parata da elfere dokilfima , con andar à finir di parare pian , piano , e tal volta anche di palfo , perche, non ha vendo li Poliedri la loro forza , & ef- fendo ancora le loro offa , e nervi teneri , la parata gagliarda offen- derebbe loro la fchiena . Di più , effendo li Poliedri difuniti , che vuol dire con il corpo diflefo , & abbandonato le fpalle , fe la parata è gagliarda , à quelli è di maggior offefa , perche il colpo vien da luogo più lontano, &in confeguenza con maggior fòrza. E che fia così, quan- do noi volemo far metter l’anca ad un Cavallo , che l’habbia dura , e che ’l trotto , ò galoppo non la voglia mettere , lo fcappiamo , per- che nella fuga il Cavallo fi va à diflendere , mentre il Cavallo flà nel meglio del fuggire , lo pariamo con una tenuta forte , che per forza gli farà mettere l’anca .

Anzi li fleffi sèlo fanno conofcere , mentre, quando fi difendano per non metterla , e non fèntir l’ offefa alla fchiena , altro non fanno , fe non che s’ unifcono in fleffi , e s’ arramingano , e fi trattengono .

Molti credono d’ unire li loro Poliedri con lo fcafcio di parata , e ce la danno intempeflivamente , e non s’accorgono, che ò’I Poliedro forza , ò è debole 5 fe forza , in fentir la prima volta l’ offefa al- la lchiena ricorrerà la feconda, ò terza volta alla difefa, che firàdi

D pre-

2(5 Deli Arte del Cavallo

prevenire il Cozzone , eh5 in fentir tirare le corde del Capezzone an- derà ad impalar la Spalla , cioè ad appoggiarvi!! con forza , & ad alzar la groppa , difetto così grande , che non poco fudare li Cavalleriz- zi per levarcelo .

Se poi è Cavallo di poca forza , mortificherà 1* anca , cioè la mette- rà ad ogni , benché piccola, tenuta , tanto fotto , che parerà, che vo- gli toccar la terra con la groppa ; & alcuni per non fentire tanto il col- po , non folo la mortificheranno , fi difenderanno , & atterreran- no anco la fpalla , e caccieranno il moftaccio in fuori , con qualche beccheggiata ; difetti eh’ oltre all’ effere di brutta vifta , fono anche pericolo!! , mentre nelli maneggi di terra , ad ogni piccola forta di mano , crederanno una parata , piantando!! all’ improvifo , che facendolo in un terreno cattivo , e fd rucciolofo , è facile à cafcar ci’ anca , come ancora? doppo piantato, nel volerlo {piccare , non potendofi di meno di non ria- piccicarlo di nuovo , con un pajo di fperonate , onde il Cavallo nel muo- verli con preftezza , efiendo il terreno cattivo , facil cofa è , che gli man- chino fotto li piedi. Alli maneggi d’aria poi , chi non , che v’è di bifo- gno dell’anca viva, eh’ è l’oppofta della mortificata? Concludo dunque , che alli Poliedri di qualfifia natura la parata , nel principio , da edere dolce , olfervando nelle prime lezioni la natura d’ elfi , & andar- . fi in appreflo con elfa regolando , perche , òfe inoltra forza il Poliedro, ed la fchiena dura , ò fe è greve , e carico dalla mano avanti , & difficoltà di metterla , à detti Cavalli fi può cominciare à farcela fentire à poco , à poco , qualche cofa più gagliarda , & andar cre- feendo , come elficrefcono d’età, e di forza, e che con il trotto habbia- no unito più il lor corpo , mai darla gagliardiifima, fe non à Caval- li di forza , e di fchiena durilfima , e che fi difendono à non volerla mettere , che habbiano l’età di fopra cinque anni.

Avendo dunque il Cavallo , per parar bene , & unito , da fermar!! con tutti li requisiti, ch’ho detto di fopra , può non parare bene difettan- do in uno , ò più di efii . S’ però da fapere , che un Cavallo può parar male , ò per difetti naturali , ò per effer fiato male addottrina- to , ò per l’una , e l’altra cagione infìeme ; e, fi come le buone rego- le aiutano non poco la Natura , e levano li difetti , così la mala {cuo- ia farà , che maggiormente il Cavallo faccia quella difefa , alla quale viene inclinato , e tanto più , quando fi accompagna il mal cuore . Co- me per effempio , tutti li Cavalli di forza , fchiena dura , e che fiano diftefi , ò carichi dalla mano avanti , avran difficoltà à mettere l’anca , come ho detto. Or, fe’l Cozzone , fin nel principio , che lo comincia a sbardellare , gli voglia dare fcafci di parata , il povero Poliedro , fen- tendo TofTefa alla fchiena , anderà alla difefa , che farà di alzar la grop- pa , & atterrare la fpalla , come s’ è detto .

v Capi-

Lbro I, Capo VI IT, 27

Capitando dunque un Cavallo con detta difefa , bifogna , ad ogni modo, levarcela , prima vedere, fe 1 Cavallo fotte difunito , e con la tetta batta , e non ferma , fe gli deve prima dare qualche unione , con forger , e fermargli la tetta , & in detto tempo non curarfi , che metta banca , anzi meno accennargli la parata , acciò non fi confer- mi nel vizio , pararlo pian , piano , & anche col cattar di patto , e doppo , che farà unito , più che mediocremente fermo , e forto di te- tta , e che fia in età , fi può cominciare à farcela fentire fitti trot- to un poco più gagliarda ; , fe 1 Cavallo abituato nella difefa pre- venire il Cavaliere con alzar la groppa , bifogna allora farcela met- tere sù la fuga , & havendo T ajuto del terreno è meglio , cioè andare ad una calata più , ò meno declive , conforme il bifogno del Cavallo , & ivi à tutta fuga ttapparlo , e nella fine di etta calata pararlo for- te , e di tempo , e , fe 1 Cavallo la feconda , ò terza volta , per non fentire il colpo , s’andafìe arramingando, e trattenendo , allora , in ve- ce di pararlo , fi deve feguitare la ttappata con maggior furia , e nell’an- dare con tutta rifoluzione pigliarlo di tempo, e parar forte in due, ò tre falcate , e doppo andar mutando fìto , acciò lui non la preven- ga. E, quando tutto ciò non batta , fi deve aggiungere Y ajuto da terra , cioè potrà metterli il Cavallerizzo , dove s’hà volontà di far parare il Ca- vallo, e mandar un fuo Aiutante, che lo cavalca, in una diftanza com- petente , e farlo frappare , e , come firà dieci patti in circa lon- tano dal Maeftro , deve Y Aiutante pigliandolo di tempo , pa- rarlo forte , nel punto , che ’l Maeftro viene avanti con una bac- chetta alzata , come per volercela dare ’l moftaccio , facendogli pau- ra col minacciarcela . Et in fine , come havrà il Cavallo cominciato à pigliar fabito di metter fotto Tanca nella fuga , allora il valentuomo potrà nel trotto , e nel galoppo pigliarlo di tempo, e farcela mettere , cioèà dire, forgere la mano della briglia alTimprovifo, , come fe gli voleffe dare una botta di mano con il Capezzone , poi fi deve dare una tirata di Capezzone, con una corda fola, mantenendo però lama- no della briglia , e T altra corda ; la detta tirata però , per ettere alT improvifo , fi à dare un tantino prima , che fi forge , e mantiene la mano della briglia, e T altra corda, accioche il Cavallo nel fentir forgere , non prevenga lui .

Vuol dire anche di tempo, cioè , fe 1 Cavallo trotta nel tempo, per efempio , che per pofare la mano dritta in terra , allora dando- gli una pretta tirata della corda dritta , e mantenendo l 'altra corda , e briglia, il Cavallo per forza metterà Tanca fiotto, fe bene più lan- ca dritta , che la manca, però propriiffima è quefta regola per quelli Ca- valli, che hanno più difficoltà di mettere fiotto un" anca, che T altra 5 e Tifitetto fi alTaltr’ anca »

E se

D %

2,8 ^Dell* drte del Cavallo

E, fe galopperà, nel tempo, che va per mettere le mani in terra J allora pararlo , tirando ugualmente tutte due le corde , e forgendo la mano della briglia , ogni cofa ad un tempo , ò veramente , come di fopra , volendo far mettere più un’ anca , che 1* altra , e , fe *1 Ca- vallo con detti ajuti non mette Tanca fotto , quanto volete , ò quan- to bafta , e voi nel volerlo parare fcappatelo un corpo , & anche mezzo corpo di Cavallo , cioè che efchi , con rifoluzione cinque , ò fei palli , e pigliandolo di tempo, pararlo, e, fe previene , come di fopra , fcapparlo più lungo , e doppo mutar fito per parare , quando non fe T afpetta .

Il Cavaliere d’ Acquino nel fuo libro intitolato , la difciplina del Cavallo , alla giornata feconda , à carte 6 5. fopra la parata gagliarda dice ( e per mio auvifo , non fi deve mai fpingere un Cavallo à tut- ta briglia fopra un afpra calata per forte , e gagliardo che fia ) al che rifpondo,chefempre,che fi può guadagnare un Cavallo col poco, e meno ajuto, òcaftigo, non fi deve venire al più , e maggiore ; mà,fe’l poco non bafta , neceffariamente s’ ha da venire al maggiore . Auvertifco ben , che à nefiùno Cavallo , per forte , e duro di fchiena che fia , fi deve dare la parata gagliarda di paffo , perche il Cavallo riceve- rebbe la botta al moftaccio , e T offefa grande alla fchiena , fenza po- terla mettere , mentre nel paffo il Cavallo non fa moto grande , lungo . La fchiena dura però non Tempre nafce dalla forza univer- fale , mentre io ho veduti Cavalli d* eftrema forza , e con la fchiena deboliffima , e quafi mortificata , e per contrario , altri con meno , che mediocre forza , e con fchiena duriffima ; oikT io offervato , die la fchiena dura non nafte tanto dalla forza , quanto dalla ligatura delToffo , detto Sacro , con Tultimo nodo delli lombi , che in alcuni è più forte , che negli altri . Effendo così nei Cavalli , come negli uo- mini la forza univerfale , e la particolare , cioè più ad un membro , che ad un altro.

Le fattezze , ò Simmetria del Cavallo facilita , ò difficulta non po- co il parar bene un Cavallo difficile à metter Tanca , fe ben di po- ca forza , un Cavallo lungo , e diftefo , ò uno carico dalla mano avanti ; per contrario facili à mortificarla fono li Cavalli infellati , &c.

Li Cavalli di poca forza , e di fchiena debole fogliono per lo più ad ogni benché piccola parata metter Tanca fotto , che però li Coz- zoni nel principio v’ hanno d’ ha vere gran riguardo à non mortificar- la con parate gagliarde, anzi conofcendo , che non folo n’è caufa Tetà tenera , anche la debolezza de reni, non da dargli men fegno di parata.

Mà, quando Tindifcretezza , & ignoranza di coftoro , con le pa- rate gagliarde fe T aveffero mortificate , allora il Cavaliere Thà d’ an-

- dare

Libro l Capo Vili. 29

dare à finir di parare pian , piano , di palio infenfibilmente , cioè , c he finifchi di fermarfi il Poliedro in maniera , che non s’ accorga di pa ra- re , & da continuare in quella lezione per infino, che ’l Poliedro s afficuri di non ricevere più botta ; e perche ’l Poliedro tormentato dalle botte di Capezzone , ogni piccola tenuta di corda del detto Ca- pezzone , dubitando delta botta , la va ad incontrare , con allungare il collo , in quello calo è permeilo pararlo con la briglia fola , dolcemente ; accurato che farà poi il Poliedro , potrà parare , e ’l trotto , e su 1 galoppo , non folo con parata dolciftìma , oppolla à quella da far mettere l’anca .

detto di fopra , che ordinariamente fi para con dare indietro un poco la vita , alzando^ la mano delta briglia il Cavaliere , ma verlb il petto fuo , e quello fà, acciò che il Cavallo metta l’anca lotto, mà, fe lui la mette tanto da fteffo , che la mortifica , bifogna perciò , in ve- ce di dare la vita in dietro , follevarla un poco avanti , per non dargli quel pefo la fchiena , & anche alzar le mani delta briglia , e Capez- zone , con portarle avanti , quafi 1 collo del Cavallo , che così for- gerà la tella, e non mortificherà l’anca; e, quando tutto ciò non bada 5 e voi nell’ alzar le mani in , & avanti accompagnatevi nello ilelfo tempo le piccate di fprone al fianco, più , ò meno gagliarde , fecondo il bifogno . Altri Cavalli non folo mortificano l’ anca , nello fteffo tempo atterrano le fpalle , aggiungendovi ò la cacciata di moftaccio , ò la beccheggiata ; onde alli detti Cavalli oltre alta parata fuddetta v’- aggiungerete la toccata di Spalla con la bacchetta , e la piccata di {pro- ne alli fianchi, nel medefimo tempo , anzi un pochettino prima , accioche il Cavallo in fentir la piccata , e la toccata di Spalla , s* unifca in fe ftefifo , fenz’ atterar la fpalla , e beccheggiare .

Vi fono di quelli, che hanno la fchiena affatto dura , affatto de- bole , i quali , fe ben nella parata non mortificano l’ anca , vanno à di- fender fi o con la cacciata di moftaccio , ò con la fommozzata . A que- lli medefimamente la forta di mano , e toccata di Spalla con la bacchet- ta è buono aiuto; , fe ciò non bada , efquifito è’1 caftigo d’una bot- ticella di Capezzone , vuol edere al tempo fteffo , che lui per fa- re la beccheggiata , che fe la date doppo fatta , non ferve à nulla ; bi- fogna però, che il Cavaliere oftervi, fe dette beccheggiate , e cacciate di moftaccio il Cavallo le per cagione della briglia , cioè,fe effendo fer- rata , gli faccia ingorgare la lingua , ò aperta , e che ’1 petto dell* apertura gli batta le barre , ò altre cagioni , che faccia detta briglia nella barba , nel labbro , &c. deve levar la caufa ; ò pure per avere il Cavallo la bocca troppo delicata , cioè le barre troppo aguzze , e fcarna- te , bifogna à quelli farle pigliare l’appoggio , mànon nella parata, che tèmpre è con qualche botta , ò almeno tirata più gagliarda , ben con

le

? o- *Delt j4rte del Cavallo

le lezioni proprie , à far loro pigliare appoggio, cioè , mettergli un Canno- ne auvinto , e dolcilìimo , e nel trotto tener la briglia più raccolta , con mano dolce , acciò s’affuefaccia à fentir quell’ appoggio , e , come fono fpicciati , &c uniti , galopparli affai, per il dritto , e fenza fu- ga , acciò s’ indurifc hino le barre .

Sogliono altri andarfi à difendere nella parata , ò coll’ incappucciarfi , ò col fommozzare ; e quelli fi devono parare con le mani forte , & avanti , e con toccare la bacchetta alla Spalla , e non ballando , dar loro il calligo della botta di Capezzone , all’ insù , & avanti verfo il collo del Cavallo , che è proprio per far forgere , e cacciar il mollac- elo in fuori . E finalmente lodo grandemente , che così à Cavalli , che atterrano le fpalle , & impalano le gambe , come à quelli , che fi difen- dono con l’incappucciarfi , fommozzare , beccheggiare, e cacciar il mo- llaccio , pararli con la pofata , che la parata , e pofata fii un illeffa cofa , mentre quella , fatta in detta maniera , proibifee tutte le dette difefe .

La parata con la pofata la llimo neceffarìa ancora alli Cavalli gre- vi , e carichi dalla mano avanti , perche alleggerire , e forge loro le fpalle ; anzi li Cavalli ,che non han parato bene , fe ciò l’ han fatto ac- cappucciandofi , e atterrando le fpalle , chiamarli fubito con la pofata , ajuta affai à levar loro limile difetto, come appunto à Cavalli , che han parato con difunione , fi devono fubito tirare indietro per unirli , e ferve ancora per cafligo .

Io offervato , che quafi tutti fanno far la pofata nella parata , fenza diftinzione , il che è cagione di molti inconvenienti , onde , fi co- me à fuddetti Cavalli grevi, &c. la giudico neceffaria , per follevar lo- ro la fpalla , così la llimo nociva alli Cavalli agili , e leggero!! , e la ragione è , perche , havendo detti Cavalli agilità , e leggerezza natura- le , ad ogni piccola tenuta , ò alzata di mano , ò toccata di Spalla , fi fermano , e vengono alla pofata , che fuole caufare nella guerra à Ca- vallieri non molto pratici del Cavalcare il pericolo ifteffo , che cagio- nano li Cavalli di corvetta fiotto li medefimi , eh’ è d’ arrellarfi , e fa- re la pofata , ò la corvetta , fenza che fe li fappiano Ipiccar di fiotto , e reftar poi prigionieri , ò feriti , ò morti .

Nociva ancora è nella parata la pofata , alli Cavalli raminghi , ec- cetuandone però quelli , che, fe bene fono raminghi , hanno lerdezza di Spalla , e quelli , ad ogni modo bifogna prima rilolverli à fegno , che ad ogni piccolo moto d’ allargar la gamba , fpicchino , e Icappino , co- me un folgore , e doppo fi poffono nella parata , chiamar alla pofa- ta per forgerli , e far viva la fpalla . Alcuni Cavalli , affuefatti nella pa- rata ad effer chiamati alla pofata , fogliono difenderli con un pofiitone , che non poco partecipa dell’ Impennata $ e quelli per lo più fono Ca- valli,

Libro L Capo Vili. 3 i

valli, come liò detto, òleggerofi, ò dilicatidi bocca, e di mollacelo , i quali per sfuggire la tirata della chiamata , ò prevenirla , in fentirne il cenno fi levano sii troppo alto , e molte volte ci fermano. Or, fi co- me quelli non fi devono nella parata chiamarceli più , così è necelfario difauvezzarceli , cioè doppo dato il cenno , leggiero della parata , e che vanno per volerli levare , fi deve fubito dar loro la mano , e fpic- carli avanti , e levandofi con violenza , non folo fubito dar la mano , portar la vita avanti , acciò il pefo della vita li faccia venire più prellogiù, e, come vengono à baffo , caligarli con uno, ò due paja di speronate , e bifognando qualche gagliarda bacchettata , ò nervata al fianco ; fe fi fermalfero poi in aria , fe li può dare una nervata in mez- zo la tella , alfecondandoci fubito un paj o di fperonate , purché il Ca- vallo non fia d’un ellremo fenfo , do vendofi quelli , più che caligarli , proibir loro il difordine con le parate infenfibili , e di palTo .

Altri Cavalli parano col corpo llorto , ò pure , fubito eh1 han parato , s’ attraverfano , ò à man dritta , ò à man manca . Alli Poliedri nafee , ò per debolezza di fchiena, ò difunion di corpo, ò da parate gagliarde , che hanno havute, e con le mani non giulle , cioè tirando più una cor- da del Capezzone , che l’altra . Or à quelli oltre la parata dolcifiì- ma , bifogna nel pararlo mantenere più quella corda , dov’ egli fi tor- ce, es’ gttraverfa , e fe , ad ogni modo , para qualche poco llorto , ò attraverfato , fi deve addirizzarlo con andar pian , piano avanti di palio , cdn mantenere la detta corda , dove fi torce , e lo piatto del piede dell’ iftelfa parte , accollato alla fpalla , ò tra la fpalla , e la cin- ghia , conforme la parte del corpo, che torce ; e , fe vi buttaife la grop- pa , pararlo , con tirarvi la tella tutta à quella parte , acciò la grop- pa vada all’ altra ; , fe è Cavallo , che nel raddoppio prefo il di- fetto , à quello , oltre li fuddetti ajuti , fegli può aggiungere , non rimet- tendoli , all’ accollata di gamba al fianco , con la tirata di Capezzone , la piccata di fprone , e fe lo parandolo nel raddoppio , e voi nel vo- lerlo andare à parare ufeite dalla volta per un dritto circa dieci paf- fi , e così dritto paratelo con li ajuti fuddetti , e , fe egli nella feconda , ò terza volta v'andalfe à prevenire, mutate fito, parandolo, dove non fe F afpetta , potendolo parare in uno de quarti della volta , ò ( co- me vi dirò , la volta quattro angoli , e quattro dritti ) lo para- rete nel mezzo delli detti dritti , prevenendo col Capezzone di dentro della volta, un tantin prima d’arrivare alla parata, e , fe bifogna , aggiungervi F ajuto della flelfa gamba di dentro alla fpalla , ò al fian- co, dove fcorgete la neceflità.

Altri per isfuggire F unione , anzi F offefa della parata , fi difen- dono col sbilancione , onde replico , che alli Poliedri la parata deve eiìèr dolcilfima, elfendo Cavallo confermato nella difefa , l’ordi- nario

3 z Dell del Cavallo

nario caftigo è dar indietro , quanto è andato avanti , come appun- to fi fa alli Cavalli quafi fatti, che parano òsù le fpalle , òcol corpo difunito, acciò loriunifchino con maggior incommodo; alli fuddetti può dare il caftigo della botta di mano di briglia , ò di Capezzo- ne , giufto nel tempo, chevà per andar avanti col slancio , che così dal caftigo verrebbe giù, dove fi trova , e per lo più non tornano alla difefa, quando però non fia Cavallo di gran leggerezza , di gran fen- fo , e di bocca affai delicata , mentre con quefti fi deve andare con più riguardo, guadagnandoli à poco, à poco, anzi non lo tormentate à la parata , nel trotto, ò galoppo , dategli appoggio, unione , e fofteren- za , con le buone regole , che così appreffo ve lo troverete più obbe- diente alla parata . Si può ancora pigliarlo di tempo con una tirata di Capezzone all* improvifo, fubito dargli la mano, che, fe farà data a tempo, gli proibifce lo slancio.

Altri finalmente, doppo parati, non vogliono ftar fermi, mà, ò auvan- zano con qualche paflb avanti, e quefti fi tirano indietro; ò danno in- dietro, e quefti s’auvanzano, quanto hanno dato indietro , e fe non fono ardenti affai , e col dar indietro v’inlanguidifcono il corpo, fe gli qualche fperonata, e, come ftanno qualche poco fermi, fmontarìi, con dar loro l’erba, per non ftufarli , col tempo, e con 1’ unione fi riducono à quel , che fi vuole . -Alcuni Cavalli fdegnati dalle botte di Capezzone ad ogni tenuta vanno à difende rfi. Or quefti fi devono parare con la briglia fola , fino che fi fono fcordati , e leva- ci dall’ apprenfione del Capezzone .

per tornare al trottar sbrigato , effendo dunque ridotto il Pol- iedro à trottar rifoluto , e sbrigato , e parando , e dando indietro con qualche piccola unione , fe gli può metter la Sella , mentre dovendo- li far intendere 1’ unione , nella quale i Cavalli fogliono per non fof- frirla, difenderli in varie forme , è bene, che fia fottoil Cavallerizzo, il quale probabilmente maggior cognizione d’ un Cozzone , e tanto più adeflfo , che le felle fono leggiere , non aggravano le Spalle y co- me facevano le antiche.

Ddl1 unire i Cavalli in genere^ cioè co fa fia \ e acanto importi .

capo nono;

SE alcuno de3 molti , che hanno fcritto di quella profeftione , s haveffe pigliato la briga d’ efplicarci , che vuol dire l’unione de Cavalli , e con quali ordini , e lezioni più opportunamente debbano unirfi , baftarebbe à me difcorrere , come ho fatto del rifolvere , e sbrigare . in quella parte è auvenuto appunto come , della fiocca- ta nell’

Ltb. L Capo IX. 3$

ta nell'arte della fcherma , la quale da tutti gl* Auttori, e Maeftri di fpada vien detto , che debba tirarli con preftezza , niuno pe- rò prima de Marcelli , ha faputo , ò curato d' auvertir quelle minu- zie, dalle quali dipende affolutamente quella preftezza; quindi li vede, che non è lo Hello nell' arti il pretendere una certa tal pretenlione, & il conolcerne i mezzi , onde fi confeguifca ; maffime fe conliftono in delicatezze così minute , che , ò sfuggono da gl’ occhi , ò vengono per lo più difprezzate : elfendo ben pochi coloro , che fappiano dal raccozzamento di piccole parti formare , quali in nobil mofai- co, un belMimo tutto .

. Dico dunque , che non v* è Cavallerizzo , che non voglia li fuoi Cavalli uniti , pochi fi piglian la briga d' intendere , in che confi- na r unione , e con qual metodo , fecondo la diverfità delle Nature de Cavalli, difpofizione, e difefe , può darcela . E, perche la materia, per le molte parti, che contiene, è forfè di maggior importanza di quan- te fè ne polfono trattare in quell' arte , non farà ( credo ) foverchio il fcriverne alquanto più diftufamente .

L'unione ne Cavalli altro non vuol dire , fe non che un raccogli- mento di parti , e di virtù , il che fi , col bilanciare il pelò fopra tutte le quattro gambe , rannichiando altresì , per così dire , le men- bra -, nella maniera appunto , che facciamo noi , quando ci preparia- mo à falto , ò lotta , ò qualunque azione , che richieda forza , e leggerezza; e come vediamo , che la natura fteffa infegna à Cavalli , quando loro accade , ò di cambiare per luoghi fcofcefi, ò faltar folfi, ò fe talora li vien meno un piede , che , per quello più volte s' è po- tuto olfervare fino le rozze ^iù deboli diJ vettura , per alquanti paf- fi caminano attentati , & in se riftretti .

Or quello medefimo , ch'il proprio periglio in fimil cali infegna , ha da farfeli fare per abito ; procurando oltre à quella politura , e fer- mezza di tella , che di fopra ho detto, con affettarlo Tanche , al- leggerirle le fpalle , e le braccia , che per la flruttura del corpo reg- gono la maggior parte del pefo , onde , effendo già forto , e fermo per- fettamente di tella , fi vedrà in ciafcun moto una corrifpondenza mara- vigliofa delle parti al tutto .

L'utile poi, che fi dall’ unire i Cavalli , è grandiffimo , non poten- do difuniti caminar commodi , palleggiar , ò faltar con leggia- dria , galoppare , ò correre fenza pericolo , effendo altretanto im- poffibile , per lo fconcerto delle parti , il far cofa , che paja bene , e lo sfuggire di precipitare allo lleffo , con evidente rifchio di chi v' è {òpra .

E detta unione non folo giova alla falvezza del Cavaliere , alla confervazione altresì delle j lue forze ; durandofi men fatica da

E un

34 Del? Arte del Cavallo

un Cavallo ’, che Icomparta il pefo à tutte quattro le gambe , di quelli , che fi reggono tutti le braccia , come auviene ne5 difu- niti ; ricordandovi però , che non è lo Hello aver lòtto un Cavallo perfettamente unito, &il tenerlo, fiali in battaglia, ò in caccia per bore intiere , in una ecceflìva unione, anzi quello è uno de’ vantag- gi , che fi ha con il Cavallo unito , che fe gli può dar mano , e liber- tà a fua voglia, mantenendolo fretto, lènza che incorra in pericolo veruno $ impercioche il Cavallo havendo acquillato 1' abito dell* unione , non ottante , che fe gli dia grandiflìma ttapola , da ftett fo anderà raccolto . Ma per venire alle lezioni , & à gl* ordini , co* quali s* hanno da unire li Cavalli , dirò prima certe regole genera- li , e pottia verrò à diftinguere il tutto , lècondo la loro fpeziale difpofizione.

In tutti li maneggi di aria, e di terra, può darli unione atti Caval- li , tt non eccettuaffimo la Carriera , nella quale la briglia , e 1 Ca- pezzone poco , ò nulla operano , del retto in tutti gl* altri , dove il Cavaliere può forgere , e trinciare , può ancora unire il Cavallo : è pure anche nella {cappata fi può , e deve unire , e fargliela fare con il corpo raccolto , come dirò nel capitolo detta fcappata ,

Altro però è unire un Cavallo giovane , che non fentito glamai unione , & altro unire un Cavallo già provetto , & unito , che fi difunitta per accidente . Quello , che già acquiftato Y abito dell1 unione , può , come detto , le tal* hora fi difunifce in qualunque maneggio , con un fitthio di bacchetta , con una toccata di fpalle , con una trinciata di Capezzone , e con una piccata di fprone , e for- ra di mano tornare ad unirfi j ad unire il Cavallo giovane non tutti li maneggi , e lezioni fono ugualmente à propofito ; fo- 3o quelli , che fi fanno con moti , che forzano il Cavallo à reftrin- gerfi in ftelfo, e tali fono il trotto più di tutti gli altri, le piccole {cappate, le pofate, fidare in dietro, e le parate , e tra quelli il trot- to , e le fcappate operano quali il tutto , auvengache il trotto , quando è corto , e lòllecito participando affai del moto violento ] sforza il Cavallo à riftringerfi in tteffo , effendo impoffibile di slun- garfi con il corpo, e formare nel medefimo tempo corto fi moto pro- gredivo. Le fcappate doppononpuò dirli, quanto fiano giovevoli altt unione : e le bene, à prima villa, quella lezione pare contraria pèf quello detto di fopra , cioè eccettuando al Y unione la Carriera , rifpondo , che non è la medefima cola una Carriera lunga , & una piccola fcappata, che non le gli dà, le non per porre in ardenza , C fuga il Cavallo, il quale allora, che portato dal proprio impeto vor- rà slungarfi , effendo dal Cavaliere parato con quei requifiti , che dirò , ò trattenuto ad un trotto aliai riftretto , quanta maggiore

Lìb* T* C/ip, /X. v

Tara iadeteiminazicne dell’ uno , e la perizia dei trinciare dell* al- tro , tanto più le fue membra , quafi da forze contrarie , che funi contra 1’ altra rilpinga , verranno à raccoglietfi in una grandiffima

unione .

Oltre ciò, fe l’util principale dell* unione li è, il non e {Ter efpofto •uri Cavallo unito à precipitare, effendo di ciò tanto maggiore il pe- ricolo , quanto più furioio è il moto , poco importafebbe il tenerlo unito sù’l palfo, ò sul galoppo, fe nella Carriera, dove grandiffimo è il rifchio, non fi accolla malìe à mantenere la medefima unione; fi- nalmente non vi elfendo nelle battaglie ò vere , ò finte , qualità in un Cavallo più importante dell’ ufcir con predetta , ò determinazio- ne dalla mano , di grandilfimo vantaggio farà T abilitarlo fin da prin- cipio à quella lezione . Maravigliomi bene , che tutti gl* auttori , che han fritto fino adelfo , e che io letto , non facciano quel conto, thè bifognerebbe delle {cappate , mentre la ragione , e 1* efperienza mi vedere , che tutti li Cavalli fi fanno la fuga , e da quella ne viene la maggior unione , e , fe ad alcuno viene mai il capriccio di farne prova in Cavalli d* uguale , ò non molto diverfa difpofizio- ne , vedrà , che unirà più in un mefe col fervirfi delle fcappate nel trotto , che fenza di effe in tre . Oltre ciò il trotto , e le fcappate non folo unilcono , ma fpicciano ancora , che non può fare la po- fata , il dare indietro . Di più il Cavallo fi difunifce nel mota pro- gredivo , ondenelFifteffo moto s’hà da unire, e ridurlo, che lo fac- cia raccolto in fteffo»

Doppo il trotto , e le fcappate , di non picciola utilità fono per uni- re i Cavalli il dare indietro , e le pofate . Il dare indietro , perche opponendoli direttamente à quell’ abbandonai le fpalle , sforza il Cavallo à pofar tutt’il pefo su Tanche; ed è tanto più opportuno f quanto più la difunìone nel Cavallo vien cagionata dallo ftar 1 fuggire , Finalmente le pofate fanno grande effetto , maffime per Ca- valli grevi , ò lerdi , cioè pigri di fpalle , perche follevano , & abi- litano maravigliofamente le fpalle , e rendendo pronto il Cavallo à follevar il dinanzi , vengono à renderlo abile à tutti li maneggi .

Per unire dunque i Cavalli , fiino di qualunque natura , non bifo- gnano altre lezioni di quelle , che detto , Mà, fi come i Cavalli s’ unifcono ’1 trotto con le {cappate , col dare indietro , e con le po- fate , quando fon fatte fecondo T arte , cofi le medefime fi poffono difunire , fel Cavaliere non fa prà, quando, & in che maniera , ò con quali Cavalli più , ò meno debba fervirfene , perche trottandofi un Cavallo abbandonato , e le fpalle , in vece di forgerle , & allegge- rirle maggiormente T impiccierà , aggraverà, & atterrerà, perche por- terà fopra d’effe tutto il pefo del ìuo corpo . Se nelle fcappate non fi

E i

$6 Delf Arte del Cavallo

fa ufcire uri Cavallo con il corpo in fletto raccolto , e con la te- tta forta , e ferma , e nell' andar à parare non mantenga la medefi- ma unione , tanto più fi difunirà . Se nel dare indietro il Cavallo vi siringherà il collo , abbatterà la tetta , & inlanguidirà il corpo , tanto maggiormente fi confermerà nella fua difunione ; e finalmente , fe al- le pofate non raccoglie il fuo corpo nell’andare in sù, appogiandolo Tanche , lo leva con violenza , portandolo più tofto avanti con allungare il collo, e venendo giù non Ila unito, eleggerofo, màche venga giù con il corpo abbandonato le mani , non folo non s’uni- rà ? & alleggerirà , tanto più s abbandonerà , con offefa maggiore delle gambe , che ne ricevono il pefo .

Avendo conclufo, che 1 Cavallo fi deve unire, più che ne gl’ al- tri maneggi , le {cappate , e ’l trotto , e perche da molti vie- ne ufato di ftringer fubito li Cavalli alle volte , per volerli unire , fia bene, eh’ efamini, fe ciò fia ben fatto, ò fe fia più opportuno T unirlo per il dritto, con le feguenti ragioni .

E prima , perche effendo più naturale al Cavallo il dritto , che la volta , farà altresì più facile , e di fopra moftrato , che fi deve Tempre cominciare dal più facile, dunque fi deve unire per il dritto.

Secondo , perche nell’unione i Cavalli fògliono per lo più difender- fi , facendo molte volte gran difordini , quelli faranno di minor pe- ricolo per lo dritto , che nelle volte .

Terzo , andando nelle volte , non fi potrà trinciare uguale il Ca- pe/zone , farà bifogno tener fempre più tirata una corda , che un altra, e dovendoli ciò fare con qualche rigore ? per la difunione del Cavallo , non folo è facile à viziarfeli il collo , divenendo pieghe- vole , e di fico ( come fuol dirli ) per lo meno non fi potrà inca- ciare la tetta , con quella perfezione , che fi fa per il dritto .

Quarto, folendo li Cavalli nel dar loro l’unione ramingarfi , trat- tenevi , & anche reftivarfi , 8c effendo in quello cafo il più opportuno rimedio lo frapparlo, non fi potrà fare , che per lo dritto . E final- mente Tefperienza giornalmente ci vedere , che per voler unir il Cavallo alla volta , egli fi difenderà col rifiutarla , non potendo fof- frire in un ifteffo tempo l’unione , e un moto così faticofo del volta- re ; oltre che nella volta nondi poffono dare molti ajuti, come nel dritto , e come nelli feguenti difeorfi fentirete .

Concludo , che per lo dritto fi deve dare al Cavallo tutta T unio- ne , nel dar la quale fi renderà egli obbediente à molti ajuti , on- de, avendo acquiftato l’abito dell’ unione , nel metterlo poi alla vol- ta , fe gli può dare più libertà , che nel dritto , che ad ogni modo vi anderà unito , benché più libero , e per la detta libertà con fuo Rutto , ;

Libro L Capo X

Mà, perche per unire li Cavalli nel trotto, neceffariamente s’hà da fapere trinciare il Capezzone , non fiimo fuperfluo il defcrivere il mo- do , con tutti gl* altri ajuti , che vi bifognano , fecondo le nature de Cavalli , e tanto più , che , fe ben molti credono faperlo fare , affai po- chi hò veduti, che lo facciano, come fi deve ,

Modo di trinciare il Capellone , e del fito t nel quale s* han

da tenere le mani m

CAPO DECIMO,

CHi trovato il Capezzone , merita una gran lode, perche è flato inventore d’uno ftromento, che non folo facilita l’unire li Ca- valli , conferva le bocche di elfi : gl* antichi non Capendo il vero modo di trinciarlo , non ottenevano perfettamente il fine bramato . il Signore Gio: Battifta Pignatello cominciò haver lume del trin- ciare , & il Signore Orazio Pintaffo fuo fcolare, e Maeftro di mio Pa- dre , e di mio Zio v’ aggiunte perfezione , e li fùoi fcolari tempre più 1’ hanno perfezionato , onde fenza temerità poflfo dire , per venir io da detta fcola , che in elfa fola vi fkr^quefta cognizione . E per veni- re al modo , dirò prima quello , che da tanti auttori à baftanza è fiato detto , cioè il luogo , dove s’ han da tenere le mani .

Tre dunque fono li fiti , perche in tre modi può il Cavallo porta- re , e tenere la fua tefta , ò forta , ferma , & incafciata , ò con il mo- ftaccio in fuori , che garziero fi dice, ò incappucciata , eh’ è, quando porta il moftaccio troppo voltato in dentro verte) il fuo petto , che non è mai fenza abbaiamento .

A’ Cavalli, che la tengono nella prima maniera, eh’ è la propria, le mani s’han da tenere tre dita incirca fopra il pomo della fella , & un dito avanti, e quefta è l’univerfale . Se la tiene forta , * va gar- ziero , le mani s’ han da tenere baite , fotto il detto pomo , e le cor- de del Capezzone unite , e corte per mettergli fotto il moftaccio ; ò finalmente incappucciato r e le mani s’ han da portare affai più alte della prima maniera , e più avanti , cioè verte) la tefta del Caval- lo , e le corde del Capezzone s’ han da tener più lente , e teapole , mentre tenendole alte, e libere, s’hà più forza nel rifecare , e terge- te più la tefta ; e con portare le dette mani avanti , fi caccia il mo- ftaccio in fuori; e quello ballare, balzare di mani, e portarle avanti, da eftere più , ò meno conforme il bifògno del Cavallo. Sotto il genere dell’ Incappucciato intendo tutti quelli Cavalli , che portano la tefta balla , mentre per tergerla , $’ han da portare le mani alte ;

& an-

3 S Deli Arte del Camallo

& ancorché il Cavallo portaffe il mollacelo in fuori 9 ma havefie la tefta baffa, il Cavallerizzo prima da guadagnar il più necefforio , die è di forgere la tefta, e, forca eh' è., gli dovrà pofeia metter fotto iL moftaccio. t , ' - . ^

Havendo dunque detto il fito univerfale delle mani con Taltri due accidentali , deferiverò il vero modo di trinciare il Capezzone 5 ma , acciò detto «modo fia conofciuto per il vero, e per il buono, (limo di non poco giovamento il dire prima gl’ errori, ne’ quali rìiolti fogliono incorrere . Difettano alcuni nel trinciare , perche in vece di tirare la corda del Capezzone dal luogo, dove fi trovano le mani, ed’ef- fi prima rabbuffano, poi la tirano, venendo fino al detto luogo , ò poco più in , e non s’ accorgono , che in vece di forgere la tefta , ik alleggerirlo , che è il fine loro, danno più tofto occafione al Caval- lo , con queir abbaffar di mano , di farlo anzi fcprrere, e difunire che ufiire ; e poi quella tirata , per quello abbaiamento di mano , par- tecipa Tempre della botta . Altri danno certe prefte , e minute rifeca- tine , fenza quafi allontanar le mani due, ótre dita dal luogo.,, e que- lli non potranno forgere la tefta , fe non al più quelle due , ò tre di- ta , oltre che quelle fono più tofto piccole botticcelle , che rifècate, ( Vi fono alcuni, che nello fteffo tempo , che tirano una corda del Ca- pezzone , abbaiano l’altra , e quelli più tofto piegheranno , che for- meranno la tefta .

Vi è finalmente, chi, non fapendo il rifecare, s’ajuta con le botte, c ben crudeli, per voler alleggerire, e forgere la tefta alli loro Cavalli ; ma, fi come il rifecare è ajuto, ed è il proprio per forgere, cosi la bot- ta è cafligo , e delli maggiori che fi diino , fuorché delle botte di briglia , perche fi danno in parte più fenfitiva del Cavallo , che però non fi devono dare , che di raro , per le proprie cagioni , come quan- do fi difendono con alzar la groppa , ò mettendofi la tefta in mezzo le gambe , ò per fommozzate , e beccheggiate , & à quelle non Tem- pre, per non sbalordirlo , ma variare con qualche toccata di fpalla, &c. ò finalmente fe ’l Cavallo havefle il moftaccio così duro, che non ilimaffe la rifecata , in tal cafo gli fi qualche botta per renderli fenfibile il moftaccio.

E, che fia vero, che la botta non forge, offende, & introna la tefta, fe ne può far la prova, con pigliare un fazzoletto , ò guanto, facendolo da uno tenere ben forte da una punta d’effo, e voi piglian- do l’altra, fe darete una gagliarda botta, intronarete, e offenderete più tofto il braccio di colui, che lo tiene, che moverlo gran cofa dal Tuo luogo. E per il contrario, fe colui, che tiene il fazzoletto, mette- rà tutta la Tua forza per non movere la mano, & il braccio, fe voi fenza botta tirare te il detto fazzoletto, ò guanto verfo voi , non fo-

lo

Lbro I. Capo X, 3 9

10 vi verrà con la mano, e braccio, ancora con tutto il corpo, lèntiralfi offendere , come alla botta.

Làfcio quelli, che per non faper trinciare il Capezzone, tengono le mani ferme, & attaccate, onde appoggiandovi^ il Cavallo à poco, à poco, fi riducono à non potérlo tenere, onde parano, e tirano in- dietro, e poi tornando con la medefima forma fono forzati ad ogni trenta patti parare, e tirare indietro per alleggerirli. Non impugno io, che tirando indietro il Cavallo non s’ alleggerita in detto moto di dare indietro, il Cavallo s abbandona nel moto progredivo ; dunque in detto moto fi d’ alleggerire , e quello non fi può fare , fe non col trinciare il Capezzone, acciò non trovi appoggio, for- ga la fua tetta , & ivi fe la ^enghi da , e non fopra le braccia dell* uomo, che continuando còsi* vi acquifterà doppo l’abito.

Avendo detto li difetti , ne’ quali molti fogliono incorrere nel trinciare il Capezzone , procurerò adelfo con la più facile maniera * che fi potrà, defcriverne il vero modo. Il trinciare dunque altro noii è, che ’l tirare dal luogo, dove fi trovano le mani, or una, or T al- tra corda del Capezzone , à differenza della botta , la quale fi con una improvifa, e violente tirata , con abbaffar prima la mano, che la ò poco, ò affai, conforme fi vuole, che fia gagliarda.

Tenendo il Cavaliere le mani in uno de tre fopradetti luoghi , e fia per efempio nell’ univerfale , l’hà da mantener ferme, e vicine fra di loro (cioè, che non ballino, facendo con le braccia il moto, che

11 Cavallo con il trotto) e, volendo rifecare il Capezzone per forge- re , & alleggerire la tetta del Cavallo , da tirare per efempio la corda dritta , tenere ferma la mano manca , e nel volere comin- ciare à cedere un pochettino la mano dritta , deve tirare la mano man- ca ,• e quefto tirare da effere verfo il petto fuo , & in , che nel- lo fteffo tempo il Cavallo raccoglierà , &; unirà il fuo corpo , e for- gerà la tetta .

E, pervenire ad una dimoftrazione più chiara, perche è più ufita^ tà, s’han da tirare le dette corde nella fteffa maniera appunto, che fi fà, quando fi tira indietro un Cavallo , màcon quefta fola differen- za , che nel dare indietro per lo più fi tirano le corde verfo il fiac- co fuo , e per forgere bifogna tirarle più in verfo il petto .

E quefto trinciare da effere più , ò meno , conforme il bifogno del Cavallo , e chi non bavette la perfetta cognizione della giufta mifura, deve almeno havere l’auvertenza di cominciare con il poco, e quando non batta, venire al più, in fine da ridurre , chela te- tta fii forta à fuo luogo ( e quale fia quefto luogo , lo dirò appref- fo ) offervando altresì la natura de’ Cavalli, mentre ad uno agile, e leggerofo, che poco, ò nulla s’anderà à difunire , il poco anche *• batte-

40 Del? Arte del Cavallo

batterà per riunirlo , e talvolta fenza men muovere le mani dal fuo luogo, col folo voltare il pugno, cioè le dita verfo il Cielo, lo ri- metterà : cjuefto non batterà ad un Cavallo greve , che s anderà ad appoggiare su la mano, anzi à quefti non folo la tirata da ettere più lunga , tirata , per efempio, la corda dritta , fi deve tirar l’altra fenza quali abbalfar la prima , accioche il Cavallo alzi la tetta , e la mantenga nel luogo , dove da ftare ; e , fe 1 Cavallo bavette il moftaccio tanto duro, che non fentifle larifecata, aliorale ^li può dare due , ò più botte di Capezzone , per farcelo fenfibile , o pure due , ò tre tirate con violenza , che fia un mifto di botta , e rifecata , e forta che habbia la tetta il Cavallo , per farcela doppo fo- ftentare da , fe gli la mano un fol taglio di cortello , & in fen- tire , eh’ egli vada ad appoggiarli , ò caricarli , con ogni piccola rife- cata lo rimetterà à fuo luogo. V’auvertifco però , che fe nel princi- pio, che’l Cavallo voglia andar à caricarfi, voi lo pigliate di tempo con la rifecata , rimetterete la tetta al fuo luogo , con ogni piccola trin- ciata , fel Cavallo prefo di tempo voi , con ha ver slungato il collo, vi bifogneranno le tirate grandi, come le fopradette .

Addetti Cavalli tanto duri di tetta, e che la tengono batta, molte vol- te per forgerla è necettario dar loro quattro, ò più rifecate , fpe£- fe, e prette, e non minute, e, fe non batta la fola mano , accompagna- teci la fpalla con pattare anche il luogo , nel quale volete , che il Ca- vallo vi tenga la tetta , per efempio, nel tirar la corda dritta , per dar- le maggior forza , ritirerò anche la fpalla dritta , e fubito farò lo ftef- fo con la manca , procurando di tirare la tetta più in alto , che fi può , acciò havendola forta più del dovere , la polli poi , con meno fatica delle braccia , mantenere fe nel debito luogo .

Vi fono Cavalli , che hanno il collo intavolato ; à detti Cavalli non folo s3hà da tener più tirata la corda, dove l5 intavolatura , la fletta s’hà da rifecar più dell* altra , che forgerà in quel modo , e me- defimamente piegherà la tetta , e s* ammollirà il collo duro .

Vi fono altri Cavalli, che, fe bene non fono intavolati , nell5 appog- giarli , ò caricarfi vanno , nell5 abbaffar la tetta , à portarla più verfo una , che l5 altra mano , e lo conofcerete , perche vi fentirete sforzare più una , che l’altra , allora dovete rifecare prima la mano sforzata , e poi, fe bifogna, l’altra, regolandoli col giudizio, e ftarfempre auverti- to , per ottervare, e conofcere quelle minuzie.

Ed eccovi il vero modo di trinciare il Capezzone , il quale folo non batta , mentre vi bifognano diverti altri ajuti , come fono diverie le Nature de Cavalli , fia per efempio , un Gavallo pigro , e ligato , col rifecar il Capezzone forgerà la tetta, non fpiccierà la fpalla , unirà gran cofa il corpo, che perciò vi bifognano le fcappate pri- ma

Libro /. Capo XI. ' 41

ma lunghe , e doppo di’ volta in Volta corte , e" replicate . ^

Un Cavallo di corpo languido , con le fole rifecate forgerà la te- tta, ma non raccoglierà , & unirà il Corpo , ónde à quefto vi bifo- gnano le fperonate , ò bacchettate al fianco, con le forte di mano ’) acciòche lo raccolga, & unifca . In fine, chi avrà bifogno del trotto corto e pretto, chi dell’auvanzato, chi d3 una, e chi d’un altra colà; come à fuoi luoghi fi dirà .

avendo difcorfo della tetta à fuo luogo, è bene fapere , qual è det- to luogo ; onde parlerò della tetta del Cavallo , cagioni de fuoi moti Concertati , e dell’ andar garziero .

T>el porgere # fermare , O ine aj dar e la Tefta del Cavallo Cag ioni del moto fconcertato d’ejja } firn rimedii f e regole .

CAPO UNDECIMO,

AVendo difcorfo in pattando del forgere , fermare , & incafciare la te fta del Cavallo , ftimo non affatto inutile dirne qualche cola à parte , tanto più, che tutti dicono, che la tetta deve efler forra , non ci prefcrivono il luogo , anzi cenfurano tal volta un virtuofo , il quale, fe bene forta à fuo luogo una tefta di Cavallo , che ha il collo corto , e pofto batto , per non vederla accimata , come la porta il Cavallo di collo lungo , con bella fgogliatura , e naturalmente acciaia- to , fubito dicono ; quella tefta non è forta .

La tefta dunque d3 un Cavalloni qual fi flanatura, fi deve ridurre ad efler forta, ferma, &incafciata, che vuol dire, che non la porti gar- ziera, cioè col moftaccio in fuori, accapucciata , eh3 è voltata verfoil fuo petto. Alla forta non fi può dare mifura determinata , come perefem- pio, che dalla punta della fpalla,dove finifee il collo, e principia l’incon- tro, per in fino alla fine del capo vi abbiano da ettere tanti palmi, e ciò non tanto per la divertita delle grandezze de3 Cavalli , mentre fi po- trebbe dare anche la mifura proportionata dell3 altezza della tefta alla grandezza del Cavallo , non fi può dare , per la diverfità de col- li, perche, chi l’hà naturalmente corto, e chi lungo, chi legato baf- fo , e chi alto; che però, chi l3 corto, e legato batto, non la potrà forgere , e tenere nel luogo, nel quale la terrà, chiThà lungo, e pofto alto, che accimato fi dice . Per conofcer dunque, fe il Cavallo la tie- ne al fuo luogo , fi deve oflervare, fe il detto collo non è diftefo all3 manzi , piegato all3in sù, e che il moftaccio non guardi, ver* fo il Cielo , fia troppo voltato verfo il fuo petto , che dalla punta de labri , fe fi volefle tirar una linea in terra , quefta abbia da efler perfettamente perpendicolare . Allora la tefta farà à fuo luogo*

F & ef-

42 'Dell’ ytrte del Cavallo

& effendovi , vederete tra il fine della ganafcia ,’ e piegatura del collo molte pieghe .

Avendo dunque ad avere la tella quelle tre conditioni^ può un Cavallo difettare in una , in due , ò in tutte tre .

Tutti li Poliedri per colli lunghi , e buona fgogliatura , che hab- biano , Tempre avranno di bifogno, che li fiano forte le tefle, pe- rò con pochiffima difficoltà .

Non così quelli di collo corto , e pollo baffo , che però , per fa- re ^ che col tempo le mantenghino al detto luogo, s’ ha da procurare di forgercele col Capezzone, anche più del detto luogo , e fare , che ci acquillino Y abito, perche poi fenza il Capezzone , abbacando- le qualche pocchettino , venghino à mantenerle à luogo proprio . E perche prima fi deve guadagnar una colà , e poi Y altra , e quella da clfer la più necelfaria, alla quale hanno relatione Y altre , fi deve prima forgerla , e doppo fermarla , & incafciarla . v’importi , che nel forgerla il Poliedro nel principio faccia diverfi moti d’ infermezza, applicate pure à forgerla , che doppo la fermezza viene da fe .

Si forge la tella con le refegate di Capezzone, e, fenon balla la pic- cola tirata , la maggiore , come nel trattato del refegare del Ca- pezzone più diffufamente ne ferivo , e poi , fe il fine è di metter la iella al fuo luogo , le refegate hanno da effer tali , e tante , e quan- to balli ad avere il vollro intento , alli Poliedri pretendo che lo facciate in una mattina , perche dovete prima rifolverli , e come van- no con rifolutione 5 la feconda cofa è di forgerli la tella . Viene dop- po il fermarla . La difficoltà , che hanno li Cavalli di fermar la tella ( intendo adelfo de Poliedri ) nafee ò da caule naturali, ò ac- cidentali 5 le naturali fono barre fo amate, aguzze, òganafoia, ò bar- ba delicata, ò tutte le parti della bocca , lingua, labro, &c. di tanto fenfo , che fente l’ offefa da ogni appoggio , non che toccata ; L1 acci- dentali fono , ò per non elfere flati difoiplinati bene , ò offefi nelle bocche , ò barbe , dalle ginette , ò altre briglie gagliarde , e con mon- tate.

Più difficili perciò fono à fermarli quelle per li difetti naturali , ben- ché li moti non fono tanto grandi , e fconcertati , effondo per lo più- beccheggiate , gangheggiate , e piccole fommozzate , mofirando , nel ricever Y offefa , quel piccolo fogno del loro dolore , benché pic- cole nafeendo dal gran fonfo , e delicatezza di dette parti , vi vuol gran tempo à farciele fofferibili , ciò fi fonia una gran mifura di mano .

Hor per fermare la tella à detti Cavalli è neceffario , che foffrino l’ appoggio della briglia , la quale deve elfor un cannone piano , e dol- ciffimo : con tutto ciò , per dolce che fia , in ogni modo da cen- tra-

L ibro L Capo XI. 43

trattare il ferro con l'otto coperto dalla fola pelle ; onde , come det- to , avendole col Capezzone forta la tetta, e che fiano rifoluti, fpic- ciati, & in gran parte uniti, per incafciarli, e fermarli la tetta in un ifteflò tempo , deve il Cavallerizzo raccorre la briglia , non folo nel trotto , per farli pigliare maggior appoggio , e foffrimento, il moto del galoppo è più proprio , s’ però da galoppare per un dritto lun- go, con la mano della briglia raccolta , e con mediocre attacco, ac- ciò fi attiiefaccino à fofferire il detto ferro , e non fe li deve inoltra-

re la volta , per non darli occafione di beccheggiare , ò fare altro moto nel voltare il pugno , e la mano , che alle volte accade fare più dell’ ordinario , che fatta con preftezza fempre partecipa qual- che poco della botta , che li farà fare qualche motivo di tetta . Che però fi deve prima per lo dritto fermarcela , e che ci habbi ben acquiftato T appoggio , e doppo venire alla volta .

Li Cavalli di natura agili , forti , e di moderato fenfo , con colli {carichi , proportionatamente lunghi , e pieni , e con ganafcia a- fciuta , l’ averanno naturalmente forta , ferma , & incalciata : mentre con molto poca manifattura, anche fotto la bardella , la ridurrana à fuo luogo, & io veduto Cavalli di detta natura, con la lor tetta così forta , ferma , & incafciata , che , fe bene chi vi era fopra face- va tutto quello , che poteva per non farcela fermare , mentre, oltre al ftarvi {capoio affai , faceva un tal continuo moto con le fue ma- ni , che averebbe fconcertata anche una tetta di pietra , e pure det- ti Cavalli non la fapevano muovere .

Al non forge ria, difettano generalmente li Cavalli di collo corto, ò baffi dalla mano avanti , ò carichi di collo , e carnuti di fpalla , ò Cavalli diftefi , e deboli di Ichiena , ò delicati , e ^lifettofi di gam- be, e di piedi, e tanto maggiormente, quando alcune delle fuddette imperfezioni fono unite infieme , e tanto più , fe vi fi aggiunge la poca forza . Onde in quefti cafi il Cavallerizzo deve con 1* arte a- jutare, quanto può, la natura con il trotto, tenendo però li Capezzo- ni un poco liberi, & applicare nel principio à forgerla , perdonando qualche piccola difunione del corpo , fino à tanto, che 1 Cavallo ac- quifti l’abito à tenerla forta, che doppo li riunirete il corpo al fe- gno , che vorrete . Le pofate ajutano ancora affai , e , fe ben fotte à legno da poterfi galoppare , fi deve ad ogni modo lafciar fu’l trotto per mantenerlo in quell* abito di tener la tetta forta in quel luogo, che la può foftentare , come detto di fopra. Hanno difficoltà ad incafciar la tetta li Cavalli con ganafcia grande , e ftretta , li quali cacciano fiiori il moftaccio , andandovi garzieri per Y offefa , e dolo- re , che fèntono in quella parte del collo , dove à premere 1' otto della mafcella .

F 2. An-

44 ^Del) Arte del Cavallo

Aneleranno medefimamente garzieri li Cavalli fcarichi , con collo affai lottile , ma per lo più à quelli nafce per le briglie gagliarde, come i Cavalli Turchi, Barbari, e Ginetti di Spagna, mentre li mettono in bocca briglie gagliarde , e con montata altilfima , come fono le Ginette , che li poveri Cavalli fentendone la continua offeia nelle barre , e maggiormente nel palato , per liberarfene portano il modaccio in Cielo, e con le continue battute di mano, fcrollamen- ti di teila , e beccheggiate, ci danno ad intendere il dolore , che vi fentono . Ma quelli levandone la cagione , fe gli leveranno gli effet- ti , come dirò appreffo .

" Quando poi s’ unifcono li difetti della ganafcia , e gl* altri da im- pedire il forgimento della teda , non folo la porteranno baffa , garziera , e finalmente , fe con li detti v’ è la bocca delicata , nonj la terranno ferma, difetti, che ogn’ uno da per da fudare , or tanto più uniti infieme , & ancora contrarii tra di loro 5 ad ogni modo con 1* arte fi rimedia à tutto , mentre ad un Cavallo , che por- ti la teda baffa , vada garziero , e non ì’habbia ferma , e voi gua- dagnate prima il più neceffario , cioèjdi forgerle la teda, perche, dop- po che ha acquidato Y abito di tenerla forta , raccogliete la briglia, che r incacierà , e fermerà nello deffo tempo .

Difficiliflìmo è fermarla alla Corvetta , ò altr* aria , per V ideffa__, •caufa , mentre venuto il Cavallo , per farlo venir giù , fe bene fi tien ferma la mano , bifogna però darcela qualche poco , onde le re- dini s’allungano, e, per riforgerlo, fi deve un poco alzare, che tro- vandoli-le dette redini allungate , &: in confeguenza Y imboccatura^ , che non1 preme le barre , nel forgere verrà la detta imboccatura à premer le dette barre , & il Cavallo , fentendone Y offefa , batterà alla mano : che però vi fi ricerca una gran giudezza , e dolcezza di mano ; giudezza, perche fi datenere attaccata , che poco, ò quafi nulla s* allunghino le redini ; e dolcezza , perche 1* attacco non da effer premuto, che il Cavallo per fentirfi quell’ attacco forzato, non poten- dolo fofferire, nelli fpropofiti, òdi pigliarli la mano, ò d’impen- nata, ò di sbilancione , ò d’altro; la dolcezza da edere in que- do modo, cioè, raccolta che avete la mano , l’avete da tenere ferma , non premuta , e fentendo , che il Cavallo fia venuto con la te- ila al luogo, che volete , e che vi dia , in fentirvi la mano premuta, l’avete d’ abballare un taglio di cortello, che fi con voltar il pugno, c le dita verfo il petto vodro , come per forgere , molte volte bada il folo voltar le dita verfo il Cielo .

' L’ideda ragione milita per il difetto della barba, dovendoli rime- diare con barbazzali dolciumi, e bifognando anche di cuojo, ò di pel- le foderati di bombace , e doppo con l’ ideffa mifura di mano fuddetta ;

* *•* . & io

Ltb !• Cdpi >| ^

& io à Cavalli , ridotti però à perfezione, e che vanno in briglia fola ; per la bocca, ò barba delicata fi rifentono ad ogni portata, ò vol- tata di mano violente con qualche beccheggiata ; neL volere pigliar qualche volta ftretta , non dò^ loro niente di mano , m’ajuto con qualche piccatina di fprone , ò appoggiata di gamba dalla parte con- traria . Anche la ganafoia può effer caufa dell’ infermezza della te- tta , fe bene propriamente non la fa incafciare . E la ragione fi è , perche, tenendo la tetta incaciata per forza, e con qualche pati- mento di quella parte di otto, e collo, dove preme la ;[ganafcia , ad ogni poco di dar di mano , nel fentir quella libertà , con preci- pizio à beccheggiare ò pure fentendofi quell’ offefa nel tener la te- tta nel detto luogo, à sforzar la 'mano, con cacciar il mollacelo per liberacene , e per quello vi bifogna non folo una gran mifu- ra , e tento di mano , ma il Cavallerizzo deve contentarli , che la metti in quel luogo , che la polli foffrire , fenza gran patimento .

Affai meno difficoltà è a fermare una tetta di Cavallo , che pre- fo il cattivo abito per le briglie gagliarde , come per lo più fi vede ne’ Cavalli Turchi', e Barbari, à caufa delle dette briglie gagliarde, e con gran montata , la qual montata è caufa , che vanno con la te- tta cosi alta , e garziera . Il Monte propriamente fi per dar liber- tà di lingua , e per mettere il moftaccio fotto , mentre, toccando il Monte il palato del Cavallo , tira la tetta fotto per ragion di leva , fentendofi il povero Cavallo tormentar da una mano afpra , per li- beracene, caccia, quanto può, il moftaccio in fuori , alzandolo insù, che cosi viene à liberarli dal tormento , che fentiva nel palato .

Ora, ancorché pajano le dette tette più difficili per il gran moto , e gran fconcerto , ad ogni modo il difetto non nafce dalla natura , è per accidente caufato dalle dette briglie , e, fe bene le barre fo- no offcfe per il gran caftigo ricevuto , con tutto ciò , effendo le det- te barre per altro buone , con metterle un Cannone dolce , e piano , il Cavallo non fornendo l’ offefa, fe li motivi, fono per T abi- to prefo, che fi rimedia con la fola fermezza di mano , facendoli tro- var l’ offefa nel moto , e la dolcezza nella fermezza , come appretto vi dirò .

Con il Cannone dolce fi deve anco metter il Capezzone parimente dol- ce, particolarmente, fe non l’ha vette mai fontito, come li detti Cavalli Turchi, e Barbari; dovete poi nel principio tener le corde del Capezzo- ne unite in mano, non premute, avendo anche la briglia d’uguale lunghezza, e trottatelo per più mattine, fenza però volerlo troppo unire, per non avere ad offendergli il moftaccio , e barre , che fola- mente s’affuefaccia à fofferire il Capezzone, e la briglia, & in con- feguenza fermar la tetta ; farà egli nel principio mille battute , e mo- ti fcon-

Deli Arte del Cavallo

ti {concertati di tetta , e voi non gli date punto botte di mano , ma folamente à detti fconcerti fermate le mani, perche lui fentendo dal fuo dibattimento 1* offefa , e che tenendo la fua tetta ferma non fente dolore, mentre che voi tenete le mani ferme , & unite sì, dolci , e non premute , da ftettb fi fermerà , anzi permettetegli , che fe ci vada ad appoggiar qualche poco , perche come averà ferma la tetta, e che doppo fi caricafle troppo, con le refecate ve 1* alleggerire- te; mà, fe fotte difunito , impicciato, e non rifoluto, e dovette per rifolverlo anche lapparlo, dategli la {cappata con manco mano, che potete , aiutandovi con le ftrette di cofcie , e bacchettate al fianco , e doppo la fuga non pararlo , tornare fui trotto, con le mani dol- ci, e ferme, acciò lènta folamente 1* offefa dal fuo fconcerto, e non dalle voftre botte , e così preftiflìmo fermerà la tetta .

Quando poi vi s’aggiungono ad un Cavallo le cagioni naturali , & accidentali , tanto maggiore vi farà la difficoltà ; con tutto ciò con l’ arte , e conofcimento della natura del Cavallo s’ arriva , fe non à mutar affatto la detta natura , à ridurla almeno à buon flato , e fer- vibile 5 col tempo ancora, e con l’età, e buone regole, li Cavalli fempre pigliano maggiore appoggio .

Li fcafci di parate dati intempeftivamente fono cagioni delle beccheggiate, efòmmozzate, e particolarmente, quando fi vogliono parare , ò pure , quando fi vogliono unire con qualche rifecata, cre- dendo etti di ricevere la botta alla parata , la vogliono prevenire , infin col parare da per loro , e con fare la beccheggiata , ò fommoz- zata , onde a detti Cavalli , da levarli detta apprenfione , col pa- rarli dolcemente , anzi infenfibilmente , cioè, che vadino da loro à fer- imrfi , finir di parare , fe non parano fenza beccheggiata , ò fom- mozzata .* e tal volta vi riufcirà pararli con la pofata , o con la toc- cata di Spalla fenza muover le mani , acciò non 1* incontrino , & in fine col giudizio cercar l’uno, ò l’altro modo , che riefce più pro- prio , e fpecifico. E , quando alla rifecata fi piantano , per parare con la beccheggiata , voi , tenendo le mani ferme , piccate di fperone , ò date loro una bacchettata al fianco più , ò meno gagliarda fecondo il bifogno , e fenfo del Cavallo . Ora dovendo entrare nel trattato dell’ unione , mi par proprio parlare prima di tutto quello , che vi è di bifogno per unire un Cavallo , come delle {cappate , e pofate , fe bene le prime fono necdfarie , anzi proprie per risolvere , e fpicciare il Cavallo *

e a-

Libro /. Capo XII.

47

Scappata 9 fua 'Definitone __

per quali cagioni

, triodo 9 e come fi deve fare ,

CAPO DUODECIMO.

LA frappata altro non è , che una veloce fuga , che fi al Ca- vallo , e quella deve elfere lunga , ò corta , conforme il bifogno del Cavallo, ò volontà del Cavaliere, quando ce la per fuo gu- llo .

Si frappa dunque il Cavallo con abbalfar la mano della briglia , allargare le gambe avanti , llringendo i ginocchi , e le cofcie , & an- negando la vita , ó^ni cofa in un ifteffo tempo $ e , fe ciò non baltaf- fe , vi s’aggiungono le fperonate , ò bacchettate alli fianchi , ò tutte due afieme , & anche la voce rifoluta , e gagliarda .

Per più cagioni fi frappa un Cavallo , cioè per rifolverlo , per fpic- ciarlo , per unirlo , per levare al Cavallo le difefe de contratempi , e rellivezza , per levargli la pavana , quando nafre da gonfiezza , ò raminghezza , e per aggiuftarle l’anca , fe nel galoppo andaffe falfo , in alcune occafioni però , che à fuo luogo dirò ; propriamente fi frappa per rifolverlo , come à Poliedri , che non fono rifoluti , e per quelli la frappata deve elfere lunga , che fe folfe corta , in vece di rifolverli, s’arramingherebbero, perche, non folo la feconda volta da fe Itelfi anderebbero à parare , in poche volte meno ufcireb-, bero alla chiamata della frappata . Non ha da elfere però tanto lun- ga , che ’1 Poliedro sfiatato s’ andaffe da Hello trattenendo , per- che tale frappata fervirebbe anzi à levarli , che dargli la fuga , e ri- foluzione ; quella però fi rimette al giudizio del Cavallerizzo , effen- do una frappata di cento cinquanta palfi andanti fulficiente ad ogni Poliedro ; eccettuandoli però quella regola , fe ’l Cavallo s’ andaffe nell’ illeffa carriera arramingando , ò arrellivando , che in tal cafo s’ ha da feguitare à dargli la fuga , e con più velocità, aiutandolo, ò caligandolo con bacchettate , fperonate , e voce gagliarda , parar- lo, fe non rifoluto, meno fi deve frappare tanto fpeflo un Pol- iedro , perche, oltre che lo mette le fpalle, e difunifee, gli le\a medefimamente la fuga , mentre gli leva la forza , e la lena ; ma fi deve regolare il Cavallerizzo con la natura del Poliedro , frappan- dofi ordinariamente più quelli, che hanno del ramingo, ò del pi- gro .

Non fi deve però frappare un Poliedro, le prima non intenda la parata , & à Poliedri , che non hanno alcuna unione , come à Cavalli grevi , & abbandonati , la fuga non fi deve dare con tutta

JDelf Arte del Cavallo

violenza nel principio , ma cominciando con un galoppo un poco fu- riofo , con andare Tempre incalzando la fuga , particolarmente nel mezzo della Carriera, con gTajuti fopradetti. La ragione fi è, che il Poliedro , ò Cavallo greve , & abbandonato su le fpalle , ò affa- ticato delle mani , dandofegli una improvifa , e veloce furia , vuol fuggire con preftezza, ma, non potendo con agilità alzar le mani , per averci il pefo del corpo, e delle fpalle, è facile ad imbrogliati le , e calcar di fpalla , che , doppo le roverfciate , fono le più pe- rìcolofe cadute .

Così ancora non fi devono parare li medefimi tutto ad un tratto, in due , ò tre falcate , come a Cavalli fatti , fcorrendo fc or- rendo , acciò à Poliedri non s’ offenda la fchiena , che è tenera , & à Cavalli grevi, &c. non fucceda il pericolo di cafcare, per 1’ ifteffa ragione fuddetta , mentre , in vece di parare sii Y anca , parano sii le fpalle , facendo tutta la forza le mani , che , non potendo reggere il pelo , facilmente traboccano , fi che il pericolo maggiore à Caval- li sì fatti è nel principio della frappata , & al fine nella parata .

Con li Cavalli raminghi, ò pigri non v’è quello pericolo, perche la raminghezza , ò pigrizia fa loro tenere il corpo raccolto in fe ftefi fo , onde anche al bel principio fi può metterli in la fuga con__. velocità , anzi à quelli è ncceffaria , per farli ufcire , e frappare .

Or, fe bene ogni Cavallo deve frappare, non folo con velocità 3 con unione ancora , cioè con il corpo non abbandonato , rac- colto in fteffo , con la tella Torta , ferma , & incafciata , che vuol dire, non baffa, con allungare il collo, e cacciar il moflaccio, per- che , oltre alla brutta villa , e con pericolo di cafcare ; ad ogni mo- do , perche li Poliedri non folo non polfono elfer uniti , ma nel prin- cipio ne menrifoluti, e, dovendoli quelli prima rifolvere, e poi unir- li, deve il Cavallerizzo procurare, che prima fcappino, e corrino ri- folutamente, non importando, che abbiano li requisiti fuddctti d’unio- ne , &c. perche come fugiranno con rifoluzione , e che fi facciano pron- ti alla chiamata della frappata , che in allargar le gambe fubito fcap- pino , come anche in alzar la mano della bacchetta , per darli al fian- co , fubito fi precipitino , allora poi , fenza abbalfar troppo la mano della briglia , con il folo cenno della gamba , il Cavallo ufcirà fenza allungar tanto il collo, e difunir il corpo; mà, fe non baflaffero à farlo ufcire con rifoluzione le fole allargate di gambe , in tal calo dar loro una, ò due paja di fperonate , con altretante bacchettate al fianco , ma fenza punto di mano ; che così à poco , à poco fi ridur~ à frappar con tutta Y unione , che fi vorrà .

Lo Hello s’intende de Cavalli mal difciplinati , che non intendelfe- jro la chiamata della frappata 3 bifogna , che prima intendano la Icap-

pata

Lib. L Capo XII. 49

pata , c che fuggano con velocità , benché difuniti , e doppo , che fuggano con 1* unione .

Si fcappa ancora un Cavallo per fpicciarlo , il quale fpicciamento non è fenza parte d* unione , perche , avendo da principiare il moto dalla fpalla , è imponìbile , che '1 Cavallo polla farla fenza lo fhr fopra dife, ch'altro non è, che ftar unito; E ciò fifa, quando il Ca- vallo è ben riloluto , & pofto forza fufficiente à ricevere qual- che unione , dovendofegli quella dare tanto , quanto la detta forza del Cavallo può fofferire .

Or,effendo il Cavallo impicciato, cioè, che non alzali , e piegai fe le mani , ma , che trottali con le mani dritte , e tefe , che impa- late fi dicono , ò pure , fe bene le piegale , il moto foli {blamente dal Ginocchio abaffo ; Si deve quello , per fpicciarlo , metterlo in ardenza con la fuga , e con fcapparlo , che llando così il Cavallo per voler fuggire , tenendo allora il Cavaliere le corde del Capezzone unite , con le mani ferme nel trottarlo , volendo il Cavallo metter le mani avanti , & eifendo trattenuto con le rifecatine di Cappezzo- ne , le raccoglierà , e piegarà , e verrà anche ad alleggerire , & uni- re in un medefimo tempo : E così ogni volta , che fentirà il Cavalie- re, che il Cavallo ^andati impigrendo , lo deve' fcappare , e quella fiiga da elfere Corta , ò lunga , fecondo la fua pigrizia ; perche , fe con la pigrizia vi è unita la raminghezza , la fcappata da ef- fe re lunga, fe pronto all’ufcire, & ad ogni modo prello $' im- pigrire , bifogna allora adoprare le fcappate corte , e replicate , e co- sì nell' iftelfo tempo , perche fi fcappa , viene à metterli in ardenza , & ad unirli per le dette fcappate corte , e replicate , mentre fi met- te sii l'anca, eh' è parte dell’unione , non potendo slungar troppo il collo , & il corpo , perche riceverebbe maggior botta di fchie- na , come ancora perche le fcappate corte fi fanno fenza quafi dar mano: Intendo però fempre, che lìa rifoluto , e pronto , che alta- mente fempre fi deve tornare al principio , cioè fcappate lunghe .

Avendolo dunque pollo in qualche ardenza con le dette fcappa- te , che in quelle , per havercene date molte , mettelfe la mano , e s’ abbandonali , e voi , mantenendo le mani ferme , fatte- lo trottare , che ’l trotto fii follevato , e che metti prello le ma- ni interra , e, quando s’andafle impigrendo, foccorretelo con la vo- ce , col fdrufeio di lingua, col fifehio di bacchetta , e, quando non balla , e con la fuga fi abbandonali troppo , e voi fvegiiate il cor- po con qualche pajo difperonate, ò con qualche bacchettata al fian- co, mà nell’ ili elfo tempo forgete la mano della briglia , acciò pigli fpirito , e s’unifra . Quella regola però va detta in altra occafione , non ftimo fuperfluo il" replicar più volte alcune cole elfen-

G ziali ,

po Deli Arte del Cavallo

ziali , acciò non efchino dalla memoria per il frutto , che fe ne ca- va ; come anche quella , che dirò , cioè , che così nel galoppo , co- me nel trotto , alli Cavalli raminghi , e pigri , Arando il Cavaliere à Cavallo col corpo unito , 8c annervato , cioè con le cofcie ftrette , & il corpo raccolto in fe fielfo, mantiene non poco il Cavallo in Spi- rito , & in unione , come per lo contrario à Cavalli ardenti , lo {lar- vi a Cavallo flolcio , e col corpo piu tofio abbandonato , mette il detto Cavallo in flemma .

Ma , fe il Cavallo foflfe impicciato sì, ma havefse unione naturale, & il moto foffe corto , e fpeifo , ma impalato , le fcappate à quello hanno da eflere lunghe , e permettergli , che nel trotto più tofto s’ab- bandoni un poco , purché con le mani abbracci terreno , perche nel volere slungar le mani , per forza viene à piegarle .

Si {cappa un Cavallo per unirlo , e , fe bene ho detto , che fcap- pandolo per fpicciarlo neceffaria mente s’unifce ; con tutto ciò, quando fi fa per unirlo, e quando il Cavallo non flafìe Tanche , che per mettervelo s’ adopra per lo più la fcappata , mentre tutte», le volte, che’l Cavallo non fià T anche , non li può dire perfetta- mente unito, e, perche vi fono Cavalli, che non folo hanno molta forza, ma hanno la fchiena polla dalla natura così forte, à cagione di quel- le gionture cofi ben legate , & unite , che , fe ben operano con tutta unione , leggerezza , e fortimento , fi vanno ad ogni modo a difen- dere nella parata, e chi non li piglia all’ improvifo , e di tempo, ab zerano la groppa , in cambio di metter fotto Tanca, che fa bruttiflìma vifla ; onde bifogna farcela mettere fotto à lor difpetto , ciò fi può fare, fenon con la fcappata, & in una calata, nella forma, che ho detto nel capo della parata.

Di più , fe in tutte T operationi il Cavallo deve avere il corpo unito , non folo per la bella villa , ma per la ficurezza , come det- to altrove , quanto maggiormente nella fuga , dove è il pericolo maggiore , onde è neceflario alfuefarlo , che fcappi tenendo il corpo raccolto fopra di fe , e non abbandonato le fpalle , e con la telìa al fuo luogo , che fi fa lenza dargli quali niente di mano , ma che el- ea raccolto ad ogni allargata di gambe , e con frappate corte , e re- plicate , e che pari in tre falcate, raccogliendoli Tanca .

Si fcappa medefimamente un Cavallo per aggiullarlo, quando nel ga- loppo andalfe falfo, così d’anca, come di fpalla . Per la fpalla è , quan- do v andalfe falfo, e s arramingalfe, e più propriamente, quando galop- pa in volta, e la ragione è, che di troppa incommodità farebbe al Ca- vallo andar furiofo in volta falfo di fpalla, anzi Tefperienza ce lo mo- llra , mentre per lo più , fe un Cavallo per lo dritto va falfo di fpal- la , in entrare alla volta da fe Hello s* aggiulla , fegno evidente dell’

. in-

Libro L Capo XIII \ yi

incommodità, che vi fente. Parrà bene pericolofo il rimedio, la fuga non farà in volta , perche , come dirò nel fuo luogo , ogni vol- ta hà quattro dritti , e quattro cantoni , la fuga fe gli può dare da quarto , in quarto , che viene ad eflere ne dritti , e nel pigliar quel cantoncino s’ alza la mano . Per il falfo d’ anca poi s’ aggiuftano per lo più quei Cavalli , che hanno tanta union di corpo , & agilità di gambe , che le mettono avanti , & indietro con una facilità gran- dilfima ; quelli s’ aggiuftano propriamente con la fcappata , e la ra- gione è , che con la fuga abbaftano la fchiena , eh’ è cagione , che giochino li piedi con la detta agilità , oltre che , eftendo qualche^ poco abbandonata la detta fchiena, & andando giufti, con più diffi- coltà falfificheranno , mentre per farlo s'hanno riunire, e per que- lla cagione li Cavalli di corpo greve , ò languido diffìcilmente fal- fifìcano, ed eftendo falli, parimente con difficoltà s aggiuftano .

Si fcappa finalmente per levar le difefe al Cavallo , come dirò nel cap. delle difefe , e particolarmente la difefa della Pavana , e fe ben pare, che la fuga, e l’ardenza , più tofto che levarla , ce la faccia pigliare , pure con le ragioni fi prova il contrario , e 1’ efperienza lo moftra , come nel cap. delle difefe , & in quella della Pavana fedi- rete . Entrarò adeflò à difeorrere della Pofata .

Po fata 9 e come fi fà,

CAPO DECIMOTERZO.

LA Pofata è quella, quando il Cavallo fenza movere li piedi alza le mani ( piegandole ) un braccio , più ò meno terra , come vuole alta, ò’I bifogno lo comporta; li chiama Pofata quel pofare , che il Cavallo del fuo corpo 1’ Anche : propria- mente fi per forgere la fpalla d' un Cavallo , e metterlo Tan- che, mentre che, eftendo la fpalla forta , la groppa , e Tanca incon- feguenza è fotto . Si ancora per unire il Cavallo , e finalmente per agilitarlo à tutti li maneggi d’ aria , non dovendofi mettere il Cavallo à neflìino d' elfi , fe prima non la pofata con perfezione , e facilità , & ancora paufata , ò preda fecondo la volontà , e chia- mata del Cavaliere : Non fi deve però mettere un Cavallo alla pofa- ta , fe prima non Ila ben rifoluto , mediocremente fpicciato , & an- che in qualche parte unito , e che habbia la teda forta , e fo- pra tutto ferma , e la ragione è , che, fe 1 Cavallo non la tefta ferma, nel levarli per venire alla pofata, ò nel venir giù, beccheg- gierà , fommo7zerà , e la fcrollerà più del folito , fi come non_^ avendo alcuna unione , nel farcela fentire grande , mentre deve rac-

G a coglie-

^‘2 Del? Arte del Cavallo

cogliere , e reftringere il Tuo corpo Copra due fole colonne de pie- di, è facile, che fi fconcerti, facendo qualche sbilancione, ò buttan- doli dalla banda , ò almeno levarfi con violenza , e venir giù ab- bandonato , con offefa de nervi : Cofi medefimamente non effendi rifoluto , fi può arramingare , & arreftivare .

Il luogo, dove fi deve chiamare il Cavallo alle pofate , deve effe- re una calata , almeno per le prime volte , cioè fino che il Cavallo le faccia con facilità .

Si chiama un Cavallo alla pofata con forgere le mani , toccar con le punte de piedi , ò ftaffe alle fpalla del Cavallo , ca- lando , e toccando ancora con la bacchetta la fpalla , e con la vo- ce ap , ma tutti li fuddetti ajuti in un fteffo tempo ; e quella chiamata ha da effere , ò più dolce , ò più gagliarda , fecondo il fènfo , ò flemma del Cavallo , mentre all’agile , e lenfitivo la chiamata fi fa dolce , che facendoli gagliarda , facilmente rifponderebbe con una impennata , ò fi ftordirebbe , mettendofi in ardenza , fenza capire quello fi vuole.

Alli pigri , e grevi poi la chiamata fi può fare più gagliarda , men- tre per forgerli , hanno di bifogno di molto ajuto ; ricordandovi pe- rò , che fempre dovete cominciare con li ajati piccoli , e quando quelli non ballano , venire alli maggiori .

Nel principio deve ballare al Cavallerizzo , che *1 Cavallo inten- da quel , che fi vuole , ne importa , che facci il Cavallo la pofata con quei requifiti , e quell’ unione , che vi fi ricerca , gli deve ba- llare , che dia fegno d’intenderla , con alzar tantino le mani , e fe foffe Cavallo ottufo, bafta , che {blamente le pieghi, dandogli dell* erba , facendocela capire con dolcezza , che, fe nel principio v’ufa- rete l’afprezza , crederà , che la detta chiamata fia un caftigo , e mentre egli s* oftina , non v* oftinate voi , perche quella forte di Ca- valli ottufi nel principio peccano per non capire , non per non vo- lere , onde per non venire al caftigo , fi deve mutar fito , per levar- lo di apprenfione, e fvagandolo di paffo, & accarezzandolo fi ad un altro luogo , e fi chiama , mutando talvolta chiamata , cioè , ò più gagliarda , ò meno, fenza tutti li fuddetti aiuti, con la vo- ce , e forta di mano fola , e non improvifa , forgendo la mano à poco , à poco , come fe fi voleffe alzare un pefo , e non ballando far fmontare l’huomo, e con le due corde del Capezzone prefe una da uno , e 1* altra dall’ altro in terra , così chiamarlo , e fe la prima Volta non obbedifee per ottufità , non importa , che la mattina ap- preffo fenza trottarlo , ò dargli altra fatica lo chiamarete , mutando partiti chiamandolo ancora al montatore, tenendo un Capezzone da terra , e voi fopra del montatore , e così andar variando , finche ca-

Libro I. Capo XIII.

pìfca , Tempre con dolcezza , perche capita che l’habbia , ne fa- rà più di quelle, che vorrete . Apprefala , & obbedendo alla chiama- ta con facilità, èneceffario, che la faccia poi giuda ; cioè, deve effe- re la Pofata mediocremente alta , con le mani piegate , che venga su con leggerezza , e con la fteffa leggerezza vada giù dritto , con la tefta Torta, ferma, & incafciata, & allo fteffo luogo, d'onde s'è levato, e però non deve effere arredata, che vuol dire, che nei le- varti sù , ò nel venire giù rinculaffe , dando indietro. Onde, per le- varlo da quedo difetto, bifogna ricorrere all’altro oppodo, cioè rin- culando nel levarti , dovete nel chiamarlo dargli 1’ ajuto del piede , non alla fpalla , col piatto dello fprone al fianco, e nello deffo tempo forgere le mani avanti , quafi verfo la teda del Cavallo , e vi fi può aggiungere ancora T ajuto da terra dal Cavallerizzo , che Io deve toccare con la bacchetta la groppa , acciò non dia indietro t Te rincula nel venir giù , dovraffi , appena gionto in terra , avan- zarlo un piccol paffo , e fubito chiamarlo ad un altra pofata , Tempre avanzando , e così all’ altre fino , che non dia indietro , e quedo non bada , e pure rinculi , fi deve cadigare con un pajo di fperonate , avanzandolo , acciò dal catiigo s’ accorga dell’ errore , e dall'avanzare quello, che fi vuole, e facendone una giuda , fargli carezze , e fmontarlo .

Non da effer caminata , perche venendo giù il Cavallo non fa- rà con unione , mentre fi slunga per andar avanti , e per levargli quedo difetto è neceffario nel chiamarlo forgere le mani , verlò il vodro petto, mantenendolo nel venir giù, che non fcorri avanti, e fe pure fcorreffe , cadigarlo con una botta di Capezzone nel pun- to proprio, che vuol andar avanti, che è ’l cadigo proportionato à tal difefa .

meno da venir giù abbandonato le fpalle , cafcando con grevezza , perche , in vece d’ unirlo , fi difunirebbe maggiormente , e col tempo le gambe patirebbero . S’ dunque da procurare , che venga giù con unione , e leggerezza , e, per ciò fare , deve il Caval- lerizzo tenere la briglia , e le corde del Capezzone unite in mano, dando auvertito di farlo calcare le braccia Tue , che vuol dire , far loro ricevere il pefo del fuo corpo ’l Tuo mofiaccio , dal fo- dentamento , e forfè botta del Capezzone , che da fe deffo fi à pigliare , la quale da effere prima , che ’l Cavallo arrivi à mette- re le mani in terra , e così, per non ricevere la detta botta , pen- farà à cafcar fopra di fe . Di più, venuto ch’è in terra , devefi richia- mare con predezza , acciò s* agititi il corpo , s’ unifca , e s allegerif- chi le {palle . Et , avendo il Cavallo pigrizia di fpalle , levandoti con difficoltà , ottima lezione è, fargli far affai pofate , con predezza 3

agi-

9 4

T>ell Arte del Cavallo

agilità , e leggerezza , e che in edere in terra torni predo su. E / per- che li detti fogliono levarli con flemma , levati la fanno alta af- fai , deve Fuomo à Cavallo, levato che è, dar loro fubito la mano, col fuo corpo un poco avanti, acciò non Allevino tant’alto, màla fac- ciano con preftezza ; così per Foppofto 3 chi fi leva poco, farcene fare meno , più elevate .

Se il Cavallo averte la bocca delicata , e che fe bene nel trotto , e nel galoppo T avefle ferma , che nel levarfì alla pofata , ò nel venir giù andafle à far qualche beccheggiata , deve il Cavaliere fer- virfi un poco più della briglia, e particolarmente nel venir giù la de- ve tenere ferma , & alquanto tirata , accioche pigli appoggio la detta briglia , e la chiamata da eflere più dolce , e con le mani ben ferme, & in ciò al Cavaliere fi richiede gran mifura di mano, badando per rinfrefcargìi la bocca, che F abbaiti un fol taglio di cor- redo , perche, niente che fofle di più , fubito farebbe la beccheggia- ta .

Soglionfi difendere ancora nella pofata con levarfi con violenza, facendo più tofto un impennata ; In tal cafo fegli deve dar fubito la mano, dando la vita avanti , & avanzarlo avanti , e poi portolo in flemma richiamarlo con ajuti dolciflìmi , badando à quefti i (em- piici cenni ; feguitando la difefa per vigliaccheria , e per altro fo fi- fe più tofto Cavallo flemmatico , fi deve allora caftigare con una , ò due paja di fperonate , ò qualche bacchettata alli fianchi , ò nel far l5 impennata dargli con un nervo in mezzo F orecchie, & in fi- ne non lafciarlo , fe non la fa con flemma , e con F altezza , che fi vuole ; fe fofle ardente , ò rtizzofo , & in confeguenza facile à ftordirfi , ubriacarli , e dar nella difperazione , con quefti , non folo nel principio deve ufare gran dolcezza , mà, per levar loro F ap- prenfione, fi muta fito , fi devono chiamare, fe non fi habbiano rimedi in flemma .

Altri fi levano , con difpetto fermandofi in aria , e buttando le mani à modo, che voleflero tirare delle zampate; à quefti proprio è il caftigo , che uno da terra con un bacchettone dia loro le mani , auvertite, che il caftigo fia nel venir giù , che, fe fofle nelF andar in , vi farebbe il pericolo di rovesciarli .

Altri fogliono nella pofata far un sbilancione , & à quefti il ca- ftigo è, il fargli dare indietro tutto quel terreno, che hanno slan- ciato ; il più proprio farebbe nel tempo giufto , che per andar avanti, dargli una botta di Capezzone, & anche tenuta della mano della briglia, che non folo lo arredar di fare lo slancio, conve- nir giù dove fi trova , per il caftigo , così à tempo , gli proibi- rebbe di far piu Amile difefa , & à me è riufcito tempre; ben è

vero ,

Libro L Capo XIII.

Vero , che il caftigo è pericolofo à chi non sa pigliar il tempo, men- tre, fe corregge il Cavallo con la botta nell' andare in su , lo può roverfciare , ma , quando fi à tempo , non vi è pericolo alcuno . Mi dichiarerò; ogni volta che il Cavallo s’è levato , neceffariamente deve venir giù , ò farà il falto avanti ; ora , fe bene fa il falto , ò slancio , benché avanti , è fempre con andare in giù , ne può torna- re in , fe non tócca con le mani in terra , dove piglia la forza per tornar sù, fi che la botta deve effere data nel principio, ch'ha cominciato à far lo slancio, e quefta è la vera botta in aria , au- vertendo però , che nell* andare 1 Cavallo devefi portare la vita avanti per isfuggire , che non fi roverfciaffe , come più didimamen- te avrò occafione di ripetere nella difefa dell' impennata ; eifendo quefta regola affai neceffaria per evitare il pericolo mortale.

Vi fono finalmente de’ Cavalli, che, per isfuggire 1’ unione della pofata , fi vanno ad appartare , buttandofi di fianco , e chi alla ma- no dritta , chi alla mano manca ; e chi ora all* una , & or ali’ altra . Quelli, che fi buttano ad una mano , ò vi buttano la tetta, e la fpalla , tale in quel cafo deve effere l'ajuto ; fe per efempio fi but- ta sù la mano manca , portate voi la mano della briglia alla mano dritta , tirando , e fottentando il Capezzone dritto , con accodare il piatto del voftro piede manco alla fpalla manca del Cavallo , calan- do, ò toccando con la bacchetta 1* ifteffa fpalla manca ; di più bro- gliandovi il caftigo , farete l’ ifteffe operationi con più violenza , & in appretto nel chiamarlo alla pofata prevenitelo con li fuddetti aiu- ti; mà, feci butta il corpo, e la groppa, allora Tajuto , ò 1 caftigo ha da effere con la gamba al fianco ironico , e con la fotta della mano della briglia , la tirata , e mantenuta del Capezzone manco , e fiftettò farete, fe fi butta alla mano dritta, con rifletti ajuti, oppofti : auvertendovi, che 1 Cavallo nel buttarfi fi può arredare , dando più tofto indietro, ò andando avanti ; nell’ arredarli , e dar^_. indietro, voi l'avete à chiamare nel moto, cioè cambiando , e, fat- to che averà la pofata , avanzarlo più tofto fempre un poco a- vanti ; come per foppofto, fe avanza da fe dettò avanti ; e voi chia- matelo nella quiete , cioè prima fermatelo , e poi chiamatelo alla pofata , e, fe doppo venuto giù , fcorreffe qualche paffetto , voi tira- telo indietro tutto quello , che averà fcorfo avanti ; vi ricordo pe- rò fempre d'offervare la natura de Cavalli, perche con gl* ardenti, e ftizzofi dovete nel principio perdonar loro molte cofe , per non metterli in difperazione , contentandovi, che firiduchino all’ obbedien- za poco alla volta , perche, come faranno perfèttamente uniti , Se ob- bedienti alli ajuti , potrete far loro foffrire anche li caftighi , come__, , e quando vi piacerà , vi fi richiede tempo , e cognizione delle

natu-

$ 6 Deli Arte del Cavallo

nature , e dare Tajuti proprii , fpecifici . Dalli giovani Cavalieri io fono flato findicato, perche con alcuni Cavalli vedevano, che io per- donavo molti errori , efli non capendo, che quelli non erano per mala volontà , , ò per non capirli , ò per elferfi già ubriacati , per la loro naturai ardenza , e Aizza , han voluto fe fteiTi pro- var la loro opinione , col caftigarli e gl* han ributtati , e con tutto ciò prefumono tanto di fe fteflì , ch’hanno creduto non errar loro } indocilità delli Cavalli, errore ordinario de Giovani.

Mà, per tornare al mio propofito, alli fuddetti Cavalli , che fi but- tano alla parte , nel principio potete pigliarli ad una tela di muro, e far, chi Cavallo tenga alla parte del muro quella parte del cor- po , che butta , fe poi fi buttafle ora di quà , & ora di , trovan- doli una calata , ò pendino ftretto , e fondo con un rialto dall’ una parte, e l’altra, farebbe ilquifito, perche à lor marcio dilbetto non fi potrebbero appartare, non l’avete, andate pure alla tela del muro , perche quello mantiene una parte , e T altra la manterrete voi con ufare T ajuti fopradetti , e credetemi , che ’l pre- venire è quello , che guadagna un Cavallo , e proibifce , che non_ faccia il difetto .

Modo ? come / mùfcono Cavalli nel trotto 9 le difefe 9 che foglio no occorrervi fecondo le loro ^Stature y e deferita- ne d * effe .

CAPO DECIMOQUARTO.

P Rendo ora à defcrivervi con alquanto maggior particolarità, in che maniera s’ unifeono fi Cavalli con quelle lezioni da me ac- cennate ,

Sarà dunque la prima regola quella detta fin da principio , e tan- te volte pofeia da me repplicata , cioè , che fi debba cominciare dal poco ; la quale auvertenza, fe bene milita in tutti gli efercizii, in quelli, che fono più faticofi, e difficili, maggior luogo . E qual fcioc- chezza maggiore potrebbe darfi, che’l volere dalle beffie quello, che meno può averli da gl uomini? & è, che acquiftino ad un* trat- to quegli abiti , che à gran fatica dona la lunghezza dell’ efercizio , congionta alla perizia del maeftro , & alla buona ’difpofizione , & abilità del Cavallo.

Deve dunque il difereto Cavallerizzo andar tirando all* unione li fuoi Cavalli, quafi infenfibilmente , feguitando la maniera, che s’è detto nel Capit. del fpicciare , ne lo deve llringere ad una grand5 unione, fe non vi conofce la forza , e l’età da poterla ricevere , elfen- dovi Cavalli di alcuni Paefi , e particolarmente Ra vie , che prima

Libro I. Capo XIV. s7

dell! fette anni, non fono forniti della lor forza, come appunto li Cavalli di Regno , del Carfo , della Razza del G. D. di Tolcana , & altre , ma ben durano poi vigorolì fino li venti anni, e molti paffano li venti cinque, e tal’ uno fino à trentanni.

A vera perciò d* aver detti riguardi , ufando in ciò pacienza , e deftrezza, tanto maggiore, quanto maggiore è la difficoltà d’in- contrare Cavallo cosi fornito di forza , e leggerezza , e buona fan- tafia , che molto , ò poco nell’ unirlo non fi difenda , &, effondo la lor natura così diverfa , auviene, che per isfuggire la medefima cofa , tutt’ i medefimi mezzi non fiano proportionati .

Quindi nafce, che nel cominciarli à ftringere alcuni di loro sforza- no terribilmente la mano, e contro al caftigo della briglia, e delCa- pezzone s’ armano ò cacciando fuori il moftaccio , ò con 1* accapuc- ciarfi. Altri lafciando quella fermezza, e buona pofitura di tefta or col beccheggiare, or col fommozzare, & in fòmma con mille moti, e dibattimenti di tefta, ci danno ad intendere la noja, che apporta loro l’unione. Altri, ò per malizia di voler fpaventare il Cavaliero, ò per bocca troppo delicata, e fenfitiva s’impenneranno, fermando- fi anche per alquanto in aria fopra de piedi . Altri piu contumaci , e fuperbi , procurano per ogni via, non folo d’ isfuggire l’ unione, di liberarli anco dal Cavaliero, onde! ò con furiofilfimi sbilan- cioni, ò con improvifi contratempi, or piantandoli , or {aitando per

10 dritto , & ora in volta , or col piantarli pónendoli tra le gambe

11 capo, e tirando calci, & infino col buttarli in terra, fanno l’ultimo sforzo per abbatterlo, e danneggiarlo, & altri, fe ciò non gli vien fatto , pigliandofi furiofamente la mano , fi pongono in una difpera- ta fuga , venendo in quella maniera , quali in onta del Cavaliero , à fare direttamente l’oppofito di quello, ch’egli pretende . Altri fi- nalmente, per non elfer prolilfo, con la Pavana , col buttar di qua, e di le groppe, col mortificar l’anca, con lo fcontorcerfi , con rin- tavolarli , con il caricarli , s oppongono , per quanto , polfono al no- ftro volere ; e , fe bene ciafcuna delle fuddette difefe in confidera- ta è fempre l’ iftelfa , in quanto però può procedere da natura di- verfa , e da contrarie qualità de Cavalli , richiede correzione diver- fa , e tal’ ora anche contraria . EiTendo non minor imprudenza in un Cavallerizzo il caftigar una difefa fempre ad un modo in qualunque Cavallo di quello farebbe in un Medico , fe con un medefimo Elettua- rio volelfe guarirci di quei dolori , che,fe bene ci affliggono con ugual paflìone la medefima parte , vengono ora cagionati dal caldo, & ora dal freddo. Dalla diverfità delle nature de’ Cavalli, che’l mondo le fa innumerabili, n’ è nato, cred’io, quel detto, che fpeflfe volte udito, che ad ogni Cavallerizzo per prattico, e fperimentato che

H fia ,

^8 *Deli* Arte del Cavallo

fia , Tempre occorre d’ incontrar nuovi umori di Cavalli . io flou mi voluto diffidare , perche s’è (lato poffibile al T Architetto mili- tare, il dar precetti, che comprendono il modo di fortificare ogni qua- lunque fito irregolare , perche non potrà il Cavallerizzo dar regole , che iftruilcano à difciplinare qualfifia Cavallo , benché di natura info- lita , e (tra vagante ? E, Te , con travaglio per auventura poco uti- le , non mancato chi comminando in tutti i modi poffibili le let- tere deir Alfabeto rintracciato il numero delle parole, che pof- fono darfi , non , perche abbiamo da tralafciare , ò à difperar noi, col vedere, in quante maniere fi poffono accoppiare quelle quali- tà , che fono quafi elementi , nel formare la buona , ò mala difpofi- zione, & abilità ne’ Cavalli. E per qualità non intendo quelle, che procedono dalla mìftura , e predominio degli elementi , come dicono tutti quelli , che di tal materia hanno fcritto , quindi con la conget- tura , che di tal predominio ne porge il mantello , le balzane , & al- tri fegni, fi fono ingegnati quafi nuovi Linci, e Poiemoni, andar con- getturandone la natura , & abilità ; la cofa de fegni riufcito con quella certezza , con la quale fogliono aftrologare li Ciarlatani . Sia ciò per efempio , per un Bajo Caftagno , balzano del pie della (biffa , che fia bravo Cavallo , ri vifto del medefimo mantello , e nella medefima maniera fegnate delle rozze , e così de5 g Y altri Man- telli, e fegni : per qualità intendo della forza , della leggerezza, e Tuoi contrarii , della buona, ò cattiva fantafia, & altre così fatte.., dalle quali può averfi non folo congettura , certezza di quel- lo , che debba riufcire il Cavallo .

Le qualità dunque , che fi devono defiderare ad un Cavallo , fi- no la forza , agilità , buon cuore , e per quarto v’ aggiungerei un fenfo , troppo ardente , troppo flemmatico , temperato , e crederei , che quelle tali ( effendo per altro con buona fimetria de membri ) baflaffero per poterlo con l’arte ridurre ad una total per- fezione . Nel buon cuore v’intendo la buona faccia , ò animofità , che vogliamo dire , & anco un’altra , che per mancanza di nome la chia- miamo voglia di travagliare , ò buona volontà . Diraffi dunque af- fatto di buon cuore quel Cavallo, che farà amico dell’ uomo , non contumace , iùperbo , e che à qualunque oggetto , ò ftrepito mo- flrerà ficurezza , & ardire , che averà di più una certa inclinazione à travagliare, di maniera che , come dicono li Spagnuoli del Sauro bru- giato , Antes muerto , che canfado , cioè , che prima fi vedrà venir meno le forze , che la volontà del travagliare .

Quattro fono dunque le qualità , che conftituifcono principalmente la buona difpofizione nel Cavallo, e quattro altre in confeguenza coftituiranno la mala.

Può

Libro 1% Ldpo

Può dunque ne Cavalli concorrer forza , ò debolezza , agilità , ò grevezza , buon cuore, nella maniera da me {piegato1, ò mal cuore , fenfo ,. che così mi giova lpiegar il fenfo temperato , ò ftupidezza , cioè una ottufità flemmatica .

Or ciafcheduna di quelle otto qualità non è dubbio che può ac- copiarlì con tutte l’altre , fuorché con la fua contraria , fe. ben di ra- do , e quali mai li veda quell’ accopiamento trà la leggerezza , e flemma ottufa . Et ecco , che in quella maniera non faranno più innu- merabili le nature de Cavalli , finite , anzi non molte , e fe T Aritmetica non m’inganna, non appajonp più, che fedici.

Qualunque Cavallo dunque farà , ò

Forte , leggiero , buon cuore , e fenlitivo .

Forte , leggiero , buon cuore , & ottufo .

Forte , leggiero , mal cuore , e fenlitivo .

Forte , leggiero , mal cuore , & ottufo .

Forte , greve , buon cuore , e fenfitivo .

Forte , greve , buon cuore , & ottufo .

, Forte , greve , mal cuore , e fenfitivo .

Forte , greve y mal cuore , & ottufo .

Debole , leggiero , buon cuore , e fenfitivo .

Debole , leggiero , buon cuore , & ottufo .

Debole , leggiero , mal cuore , e fenfitivo .

Debole , leggiero , mal cuore , & ottufo .

Debole , greve , buon cuore , e fenfitivo .

Debole , greve , buon cuore , & ottufo »

Debole , greve , mal cuore , e fenfitivo .

Debole , greve , mal cuore , & ottufo .

Et eccovi ridotto à folo fedici fpecie la natura de Cavalli,. che s’ è creduto di fpecie infinite ; oltre che potendoli difficilmente unir ( co- me T efperienza mofìra ) la leggerezza , & ottufità , ò ftupidezza , non vengono à vederli , che di rado , e quali mai Cavalli della detta fpecie . Delle quali , come ho detto di fopra , il mantel- lo , le fattezze ce ne potran dare con certezza il giudizio , fe il Cavallo non fi vede fotto Y uomo , à caufa del moto , eh’ è il più ficur*o. Con tutto ciò , dovendoli pigliare un Poliedro dal Branco , fiamo necelfitati di ricorrere alli fegni , benché meno ficuri . E per- che , come detto , il Cavallo può elfer dotato delle quattro qua- lità perfette , ò delle fue contrarie , ò delle mille $ dirò dunque , che propriamente la forza , ò fiacchezza fi conofce dal Mantello , & an- che dalle fattezze ; la leggerezza , ò grevezza , dalle fattezze * ò fi- metria . Il buono , ò mal cuore dall’occhio , e dalli moti dell’ orec- chie , & il fenfo , ò flemma ottufa , dal vederlo muovere , anche à

H a mano

6o Dell 9 Arte del Cavallo

mano, dall* auvivirlo con un fifchio di bacchetta dando fermo , e fi- nalmente dal vederlo nel Branco trà gl’ altri , & accollandoli à loro il più fpiritofo , e coraggiofo fi moverà prima degl’ altri , e marcian- do s’auvanzerà da gl’ altri, e s* acciaierà vedendoli la fuatefta più al- ta degl’ altri. più dillintamente dirò di ciafcheduna qualità fepa- ratamente , con la cognizione di effe da caule più certe .

La forza dunque , ò la fiacchezza fi può conofcere da fegni , che non fono affatto ficuri, come li Pelami ( che io non li deferivo, ef- fendone abaflanza fiato parlato da diverfi Auttori ) la fimmetria del corpo , mentre un Cavallo corto , e raccolto , e che abbia tutti gl* altri membri ben proporzionati , per lo più non fuole elTere fcarfo di forza $ la certezza fi cava dal moto , e dalle difefe , mentre che un Cavallo di forza nel caminare , ò trottare mette quei piedi in terra con vigore, moftrando appunto, come la volelfe battere, e, fe ben folfe difunito, nondimeno nel pofare le mani in terra non vi fi vede una languidezza di corpo , come al fiacco , più tofio un certo tal raccoglimento, che pare unione di corpo, e, nel levarle da terra non è con languidezza* Si conofce nel progrelfo della fatica , perche il forte mantiene quel vigore , ch’hà moftrato nel principio , fino alF ultimo , eh* il debole perduto